Leone VIII, nel Concilio di Roma (964), depose Benedetto V, e confermò che il solo imperatore ha il diritto di eleggere i papi. Dichiarazione inutile! Tutti elessero, specialmente le cortigiane, che fecero nominare i loro figli e i loro amanti[9].

Nel Concilio di Pavia (996), Gregorio V scomunicò il papa Giovanni XVI ed il tribuno Crescenzio[10]. Altri Concilii scomunicarono i preti maritati. Enrico III, e Clemente II da lui eletto[11], fecero condannare i simoniaci nel Concilio di Sutri (1047). Poichè tutto si vendeva a quell'epoca[12]; e i costumi ecclesiastici erano così infami, che non oso citare nemmeno in latino le indignate parole di S. Pier Damiano.

Il Concilio di Tours (1055) condannò Béranger e Giovanni Scott; e il dogma della presenza reale nelle due specie fu sancito. Stefano IX[13] e Niccolò II rinnovarono i Concilii (1057-1059) contro il matrimonio dei preti e i simoniaci; ma i fabbricatori de' Concilii erano essi medesimi così incancreniti, che il papa Alessandro II fu costretto a giurare dinanzi al Concilio di Mantova (1067), che non era un simoniaco, come il suo competitore Cadulo[14].

Nel Concilio Lateranense (1076), Gregorio VII scomunicò l'imperatore Enrico IV, lo dichiarò decaduto dall'Impero, e sciolse i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà. Quattro anni dopo (1080), nel settimo Concilio di Roma, egli riconobbe Rodolfo come capo legittimo degli Stati germanici, e fondò il potere dei pontefici romani sulle corone delle cristianità.

Enrico IV rispose al Concilio di Bressanone, e depose il papa.

Così i Concilii di Roma, sotto Gregorio VII, annullarono quello che il Concilio di Roma, sotto Leone VIII, e quello di Sutri, sotto Clemente II, avevano stabilito circa l'elezione de' papi e la supremazia del poter temporale sullo spirituale.

Il Concilio di Magonza scomunicò poi il Concilio di Quedlimburgo.

Nel Concilio di Clermont (1095), Urbano II benedisse la prima Crociata, predicata nel Concilio di Piacenza da Pietro l'Eremita; ed assolse l'imperatrice Prassede, la quale pubblicamente si confessò, senza arrossire (dice il papa), delle immonde pratiche, a cui suo marito, come essa affermava, l'aveva assoggettata—tantas spurcitias non tam commisisse quam invitam pertulisse. E nessuno de' Padri arrossì.

Ma, dopo tutto, Prassede era brutta, ed aveva tutte le smanie d'una donna di quarant'anni.