XVII.
Questo Concilio fu indetto dall'imperatore Sigismondo; il Santissimo Signore Giovanni, come questi lo chiamava, lo subì. Ne seguì l'apertura nel 1414. Più di centomila forestieri accorsero a Costanza; ed inoltre parecchi principi, un migliaio di Padri, quattrocento cortigiane pel servizio del Concilio, e, secondo il P. Nider, domenicano, una piccola schiera di demoni o fantasmi notturni si mescolò tra loro.
Gregorio XII e Benedetto XIII si guardarono bene dal mostrarvisi. E furono destituiti.
Giovanni XXII ebbe a pentirsi di aver acettato l'invito. I Padri italiani presentarono una lista di settanta capi d'accusa contro di lui, de' quali i Padri ultramontani, più pudichi, ne cassarono cinquanta. Teodorico di Niem ci dà la lista quasi intera. Come saggio di tali infamie, io mi limito a citar questa: «Multos juvenes destruxit in posterioribus, quorum unus in fluxu sanguinis decessit; violavit très virgines sorores et cognovit matrem et filium, et pater vix evasit». Giovanni confessò una parte di questi delitti, ma si vantava con orgoglio che nessuno d'essi era eresia! Egli tentò allora di comperare i Padri italiani. E il Concilio s'aprì.
Eransi innalzati nella chiesa tre troni. Sigismondo, dopo aver cantato il vangelo alla messa, vestito da diacono, si assise sul trono di mezzo, avendo a destra il papa ed a sinistra l'imperatrice. Il Concilio decise che si voterebbe per nazione e non per individuo, e fu accordato il voto deliberativo ai dottori laici. L'assemblea si dichiarò costituente, costituita, Concilio ecumenico, indipendente, superiore al papa, e con autorità ricevuta da Gesù Cristo.
Giovanni tremò.
Litigò quindi con Sigismondo, che dominava il Concilio; e, vedendosi perduto, promise d'abdicare; poi si allontanò, travestito da palafreniere. Il Concilio gli mandò l'intimazione di ritornare. Ma Giovanni ricevette i legati de' Padri, stando a letto e grattandosi inferius inverecunde, dice Teodorico di Niem; e pose condizioni stravaganti, tra l'altre l'impunità de' falli che potesse commettere per l'avvenire.
Il duca d'Austria lo consegnò; il Concilio lo depose; e tutto fu finito.
Un laico sarebbe stato appiccato cento volte.... Ma un uomo che lega e scioglie nel cielo quello che lega e scioglie sulla terra.... Bah! Ei fu rinchiuso a Gotleben, presso Costanza—nella stessa prigione in cui, oppresso e torturato, marciva Giovanni Huss.