Il Concilio cominciò con quattro arcivescovi, venti vescovi, un cardinale, oltre i tre cardinali legati, e cinque generali capi d'Ordini religiosi, assistiti da alcuni teologi francescani e domenicani, più scaltri che dotti. La materia dei dibattimenti giungeva, come s'è detto, tutta preparata da Roma e per istaffetta; il che die'luogo al motto: «che lo Spirito Santo viaggiava nella valigia del corriere».
Leggiamo, infatti, questo motto in una lettera dell'abate di Lansac a Caterina de'Medici e in un discorso di Andrea Dudycz, vescovo ungherese. Questi paragona i vescovi del Concilio ai pifferi, che cessano di suonare quando si cessa di soffiarvi dentro. Egli dice inoltre che in questo Concilio: omnia erant humana consilia; che si spedivano giorno e notte dei corrieri, e si attendeva la risposta da Roma, come quella degli oracoli di Delfo e di Dodona; che lo Spirito Santo viaggiava tabellarii manticis inclusus, e ch'egli doveva fermare il volo, se per caso un fiume era gonfio—d'onde avveniva che Spiritus non super aquas, come nella Genesi, ma secus aquas ferretur[19].
Il vescovo di Bitonto recitò il discorso di apertura, e provò che il Concilio era necessario, poichè parecchi Concilii hanno deposto re e imperatori, e poichè, nell'Eneide, Giove raccolse il Concilio degli dei; che i prelati doveano recarsi a Trento come nel cavallo di Troja; e che la porta del Concilio e quella del paradiso sono eguali....
Si pregò per Carlo V. Duprat, vescovo di Clermont, domandò si pregasse anche pel re di Francia; ma gli fu risposto che bisognerebbe allora pregare egualmente pegli altri re, e che quello che fosse nominato l'ultimo si terrebbe offeso.
XXII.
Nella seconda sessione si decretò che i voti si raccoglierebbero per individuo e non per nazione—il che assicurava al papa la direzione dell'assemblea, ove gli Italiani erano tre contro uno;—che il Concilio s'intitolerebbe ecumenico, senza la clausola «rappresentante la Chiesa universale», la quale avrebbe potuto inorgoglire i Padri e far dubitare della supremazia del papa;—e che, in fine, le quistioni sarebbero discusse in congregazioni particolari, si risolverebbero in congregazioni generali segrete, e sarebbero poi pubblicate nelle sessioni, delle quali si farebbero conoscere soltanto gli atti per mezzo della stampa.
Paolo aveva ordinato a'suoi legati di mostrarsi assai corrivi nella discussione dei dogmi, purchè nella formula si adoperassero espressioni vaghe ed ambigue; ma di non ceder punto allorchè si trattava dell'autorità e delle prerogative del papa. Nondimeno il primate di Portogallo aveva detto: «Gl'illustrissimi cardinali devono essere illustrissimamente riformati». Poichè la riforma era la cosa la più desiderata dai Padri stranieri, e la più temuta dai legati.