Pietro Danès, ambasciatore di Francia, giunse, ed arringò il Concilio.

—Questo gallo canta bene! esclamò un de'legati—giuocando di parole sul Gallus (gallo e Francese).

—Piacesse a Dio, rispose l'ambasciatore, che Pietro si pentisse di nuovo al canto del gallo!

I Padri parlavano in latino, come parleranno nel prossimo Concilio di Roma. Figuratevi quale Babele, con un latino imperfettamente conosciuto, pronunciato alla francese, all'inglese, alla tedesca, da Italiani, Spagnuoli e Polacchi! come dovevano intendersi bene!

Le sessioni si succedevano. Le decisioni erano prese sempre secondo il voto de'legati inspirati da Roma. Malgrado ciò, le discussioni furono tempestose, poichè i teologi dei diversi Ordini non s'intendevano punto, specialmente intorno la Grazia e il peccato originale. Nella discussione sulla giustificazione, il vescovo di Cava, il quale pensava, come S. Paolo, S. Agostino e i protestanti, che basta la fede per salvarsi, strappò a piene mani la barba al vescovo di Cheronea, il quale coi cattolici obbiettava che la fede non valeva nulla senza le opere.

I protestanti, alla Dieta di Ratisbona, respinsero i primi decreti del Concilio. Carlo V ne proscrisse i capi, ed armò l'esercito.

Nel tempo stesso, Lutero moriva tranquillamente (18 febbraio 1546), vedendo la sua opera perseguitata, ma per nulla in pericolo.

I principi protestanti risposero alla sfida di Carlo V con la lega di Smulkalda. Il papa mandò il suo esercito all'imperatore; ma questi, curandosi mediocremente de'settarii, voleva schiacciare i principi ribelli per consolidare il proprio Impero in Germania. Al contrario, il papa voleva creargli degl'imbarazzi politici in Germania per indebolirlo in Italia.

I protestanti furono vinti a Mühlbourg.

Il papa, spaventato da questa vittoria, ordì intrighi in Italia.