«Egli fa papa»—ciò dice tutto[21].

Paolo non si curò punto del Concilio.

Per lui, i Padri non erano che semplici consiglieri del pontefice, al quale appartiene ogni autorità e dinanzi al quale tutto si piega.


[c32]

XXXII.

Il Concilio si riunì di nuovo il 29 novembre del 1562, sotto Pio IV, e cominciò dalla sessione decima settima, malgrado le rimostranze di alcune potenze e di alcuni Padri, i quali avrebbero voluto considerare la nuova riunione come un nuovo Concilio. Il cardinale di Mantova, Ercole Gonzaga, fu mandato come legato, aggiungendogli Giacomo de Puy, nizzardo, eccellente giureconsulto. Poco appresso, Gonzaga morì, e Pio IV mandò a Trento il cardinale Navagero e il cardinale Morone, fatto uscire allora dal castel Sant'Angelo, ove lo aveva fatto rinchiudere in compagnia del cardinale Foscarini, come eretici, per aver lasciato passare il libro degli Esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loiola!

I legati domandarono al papa dieci buone teste per opporle ai vescovi di Spagna.

Pio IV aveva pochissima stima del Concilio. Allorchè gli si rimproverava di non lasciare ai Padri, «a que'vescovetti, a que'fanciulli,» bastante libertà, egli rispondeva: «È vero, ma i loro re ne lasciano loro ancora meno». Ed agli ambasciatori diceva: «che i sovrani gli sarebbero molto più cari, se lo aiutassero a liberarsi dal Concilio, anzichè ad esterminare gli Ugonotti».