L'enciclica dice: «È già noto da quale orribile tempesta è agitata la Chiesa.... La Chiesa cattolica e le sue salutari dottrine, il suo venerabile potere e la suprema autorità della Sede apostolica sono assaliti e calpestati dai più abbominevoli nemici di Dio e degli uomini; tutte le cose sacre disprezzate, i beni ecclesiastici saccheggiati, i vescovi e i più alti dignitarii della Chiesa vessati in tutte le forme, gli Ordini religiosi espulsi, ed ogni sorta di libri empii e di giornali pestiferi ... largamente diffusi.... In questo Concilio ecumenico, tutte queste cose saranno accuratamente esaminate, e sarà determinato ciò che, in questi tempi sommamente difficili, può riuscire alla maggior gloria di Dio alla integrità della fede, alla degna celebrazione del culto divino, alla salute eterna degli uomini, alla disciplina ed all'istruzione solida e salutare del clero, all'osservanza delle leggi ecclesiastiche, al perfezionamento della morale, all'educazione cristiana della gioventù, alla pace ed alla concordia universali. E noi dovremo sforzarci con la maggior energia ed allontanare il male dalla Chiesa, non meno che dalla società civile» ...
Con un programma così vasto e così vago, il Concilio può dunque entrare in tutte le quistioni, e portare il suo giudizio sul dominio del pensiero, non meno che su quello della fede e del sentimento, sui governi e sulla società. Quale sarà la condotta del mondo laico di fronte ad un giudice che non è stato chiamato a giudicare, ed al quale non si riconosce alcuna autorità, alcuna missione, alcuna competenza?
Si può considerare la domanda da tre punti di vista:
1.º Dal punto di vista della soggezione della Chiesa allo Stato;
2.º Dal punto di vista del concetto del conte di Cavour: libera Chiesa in libero Stato;
3.º Dal punto di vista della costituzione dell'avvenire: il prete libero nello Stato libero.
La Chiesa soggetta allo Stato è una teoria che perde giornalmente terreno. Questa teoria non è più scusabile se non nel paese in cui il clero è stipendiato sul bilancio, e perciò pubblico funzionario, come in Francia. Essa non ha più ragion d'essere che in un solo paese, l'Italia, ove il papa non fa soltanto dei Concilii, ma dei Mentana; non solo convoca dei vescovi, ma anche degli eserciti stranieri; non solo proclama dei dogmi, ma pronuncia inoltre delle sentenze di morte per causa politica; non solo s'appoggia ai Santi Apostoli, ma altresì ai sovrani stranieri. In fine, codesta teoria cesserà di avere da per tutto il menomo valore, appena La Chiesa cesserà d'essere una monarchia tory, e diventerà una democrazia nazionale.
Il conte di Cavour era una mente troppo elevata per crederlo capace di aver formulato seriamente la teoria di uno Stato libero entro uno Stato libero; perocchè la Chiesa, col suo attuale organismo, non è meno di uno Stato—anzi uno Stato cento volte più autorevole che l'Impero degli czar. Quando codesta teoria fu proclamata dinanzi al Parlamento italiano, io la combattei naturalmente—mi sia permesso questo ricordo personale—, e perorai per l'indipendenza del vescovo di fronte al papa, per l'indipendenza del prete di fronte al vescovo: il prete libero nello Stato libero! Trovatomi, dopo la seduta, col conte di Cavour nei corridoj della Camera, io presi a scherzare sul suo bon-mot. Ed ei mi rispose, col suo sorriso così finamente malizioso: «Domandando ai cattolici quella ch'essi chiamano la lor capitale, Roma, bisognava bene prometter loro un compenso!»
E però l'apoftegma, che fa applaudito come un principio politico, non era in realtà, nella mente del suo autore, che un diplomatico: «passatemi la sena, ch'io vi passerò il rabarbaro».
Del resto, la Chiesa libera è già stata sperimentata in Ispagna da Filippo II, «il gran mangiatore di lardo, di cui faceva il suo pasto principale», a quanto raccontano le Ambassades de M. de Nouilles.