XXXVIII.

San Gregorio Nazianzeno disse (lettera LV): «Io non ho mai veduto un Concilio che abbia avuto un buon fine e che non abbia accresciuto i mali, anzichè guarirli. L'amore della disputa e l'ambizione regnano al di là di quanto si può dire in qualunque assemblea di vescovi».

Noi non crediamo che il Concilio di Roma avrà gli stessi risultati; ma esso non potrà sfuggire ad una di queste due conseguenze:

O la Chiesa si metterà a rimorchio della civiltà, e lascerà andare per la corrente l'infallibilità del papa e del Concilio, la supremazia di questo su quello, il poter temporale, l'ingerenza nell'educazione pubblica, gli Ordini religiosi, i dogmi contrarii alla logica, alla fisica, alla chimica ed al senso comune;

Ovvero la rovina della Chiesa cattolica è compiuta.

Le nazioni, non potendo seguire il Concilio nelle sue aberrazioni, che mirano alla distruzione di tutto ciò che il mondo ha guadagnato colla scienza—l'astronomia, le scienze naturali, la fisiologia del cervello, le scienze fisiche e chimiche—, respingeranno i canoni malaugurati che condannano il progresso. Ed allora accadrà: che gli Stati si separeranno dalle credenze della Chiesa universale, come i protestanti del secolo decimosesto; che ciascuna nazione avrà il suo Credo; e che le Chiese nazionali, come la gallicana di un tempo, si stabiliranno dappertutto.

La Chiesa nazionale è l'ultima tappa per giungere al prete libero nello Stato libero, ch'è la costituzione definitiva della Chiesa dell'avvenire; poichè, non bisogna dimenticarlo, la gerarchia uccide la fede.

La fede non è più un fiore spontaneo dell'anima, ma una consegna, una servitù.

Laonde non più Chiesa, ma le Chiese; non più episcopato, ma il vescovo; non più clero, ma il prete—tutti godenti della libertà e della eguaglianza di tutti nella nazione[26].

Ecco la formula dell'avvenire, l'ultima parola del cristianesimo.