Il campione della Chiesa non risponde all'interruttore e continua:
—Il priore di Lacedonia trascura i santi uffizi della Chiesa ed impazzisce fra crapule ed orgie. Egli il giorno di Pasqua ha fatto danzare nella chiesa i suoi frati con le loro donne, dicendo che stava scritto che Davide, per onorare Iddio, danzò innanzi l'arca: e la domenica delle palme li ha fatti entrare in chiesa a bisdosso di somari, perchè così Gesù Cristo entrò in Gerusalemme.
—Non si debbe dunque imitare Davide e nostro Signore? dimanda Baccelardo con impazienza.
Il cancelliero del papa solleva la testa e fulmina di uno sguardo il giovane cavaliere, senza però profferir verbo. Il campione della Chiesa, lo guarda anch'esso di modo uggioso e continua:
—Il priore di Lacedonia uffizia nelle chiese del suo priorato, avvegnachè il papa l'avesse interdetto, e fosse sotto i gravami degli anatemi. Egli invase le possessioni della badia di Grotta Minarda; ed avendo quella badessa mandato quattro giovani suore a portargliene gentile lamento, l'infame fe' recidere tutta la parte anteriore dell'abito alle ambasciatrici, dal petto in giù, e così sconce, con drappello di scostumati soldati, di nuovo le fece accompagnare all'abadia. Egli nella festa del Corpus Domini del 1063 benedisse il popolo accorso alla chiesa con inchiostro invece di acqua lustrale, profanando le sacre funzioni, tramutando la messa in giulleria con un popolo così laidamente imbrattato. Egli battezzò suo figlio col vino; ed avendo la madrina fatte osservazioni su tale sacrilegio, il priore le dà forte dell'aspersorio nella fronte sì che la stramazza, ed il figliuol suo, urtando delle tempie al pavimento, ne muore. Egli avendo ricevuti due messi di papa Alessandro II, il quale lo chiamava al ravvedimento, castra atrocemente i due diaconi, e così vituperati li rimanda al pontefice.
—Infame, infame! sclama senza quasi avvedersene il cancelliero, e senza alzar la testa poggiata sul petto.
—Un santo padre della Chiesa s'era bene castrato da sè per essere più uomo di Dio! mormora un cappuccio dell'adunanza.
Il campione della Chiesa continua:
—In tutte le guerre, in tutte le avvisaglie, in tutte le cacce, in tutte le corti bandite, accompagnato da istrioni e cantatrici, da chierici e da soldati, si trova il priore Guiberto, e nel più folto sempre delle mischie, nel più osceno de' bagordi. Egli ha rapita la moglie al sire di castel la Baronia che si recava alla caccia. Egli ha spogliato ed incendiato il monistero di Carbonaro, mutilandone i frati. Egli si condusse nella chiesa di Villanova, al momento che quei canonici cantavano mattutino, ed avendo loro tronche le teste, li lasciò negli stalli coi breviari sulle mani. Egli, e cinquanta compagni vestiti da demoni, una notte nel 1065 penetrò nel monistero di Accadia, ed avendo contaminate quelle sante sorelle di Cristo le fece frustare pei chiostri, cantando: chè di chicchesia d'allora in poi e' si sarebbe burlato, perocchè aveva a cognato Gesù. Egli insomma si è bruttato di tutte le infamie, di tutti i delitti; ha maltrattati gli ecclesiastici, ha oltraggiato il papa—è un empio furibondo e matto di cui la terra non ne sostiene peggiore.
—Chi attesta tutto ciò? sclama Baccelardo. Quando si danno di tali accuse, gli è mestieri che una fronte si scopra per sostenerle.