—Largo, largo al cavalier Vulcano. Egli è forastiere, ed ha la ciera della fame e di s. Giorgio. Fatelo entrare.
—Gli colga la peste! mi ha lasciato andare di un sorgozzone sul capo, che mi ha sciupato il più bel travestimento d'asino! Ora chi porterà la vergine Maria e suo figlio in Egitto?
—Ma! l'abate di Zug, risponde s. Lorenzo.
—All'abate di Zug, di vergine non confiderei neppure la maga di Endor, replicava l'asino malandato di Baccelardo.
—Per asini ed asini poi vi è il reverendo capitolo tutto intero. Lascino fare a me.
—Ecco i commissarii del Papa, largo, fateli passare. Scostatevi, bestie e buffoni. Passate, molto ubbriachi messeri, passate.
Due vicari del Papa dei Becchi entrarono in fatti dietro a Baccelardo; e vi si sarebbe precipitata appresso tutta la folla che intendeva ad allagare il castello, se coi calci dell'aste le barbute del duca non l'avessero mandata indietro. I vicarii però vennero nella sala dove il duca, vestito degli abiti reali, sedeva sur un trono attorniato da conti e da baroni, e gli presentarono una pergamena, perfettamente insudiciata di untume. Il priore Liemaro, cancelliere di Rodolfo, la prese e lesse:
« Ingolfo, Papa Cornardorum et Incornardorum di qualunque nazione e generazione siano o saranno, al diletto nostro figliuolo naturale ed illegittimo Rodolfo, duca di Svevia e sire di Arles e di Zurigo, salute con benedizione della mano sinistra.
« La tua tal quale vita e santa riputazione di buoni servigii nel commentare il mandato del Signore crescete et multiplicate, e per ciò che abbiam fiducia che farai, secondo l'indole della giovinezza e sapienza tua, negli atti dei becchi, ci hanno indotto a conferirti la prolifica dignità di nostro cardinale, onde sappia il mondo che noi siamo Pietro e che su questa pietra posa la felicità e la dovizia dei mariti tolleranti e dei buoni figliuoli. Per lo che comandiamo a nostri amici, inimici e benefattori, i quali di questa vita passeranno o dovranno passare, che ti abbiano a riconoscere come operoso cardinale di nostra chiesa, e ti abbiano ad allogare, stabilire, installare ed investire con cori, corni, cetere, organi e cembali scordati e bene sonanti nel pieno possedimento dei dritti e delle dignità alla tua carica connesse, e farti rallegrare e godere di quante libertà e franchigie ai nostri rassegnati e gaudiosi sudditi accordammo.
« Nel nostro territorio di Zurigo, sub annulo peccatoris, anno pontificatus nostri secundo. Pridie idi decembris, hora vero noctis 17, more cornardorum computando ».