Allora Ildebrando sorge fra le acclamazioni del sinodo e con voce solenne e maestosa, con volto sereno parla:

—S. Pietro! tu principe degli apostoli e vicario di Cristo porgi orecchio all'imponente scongiuro, ed ascolta. Te attesto, e la madre di Dio, e Paolo tuo fratello di grazia che questo soglio non ho usurpato per ambizion di comando. Mercè tua, è piaciuto al popolo confidato a te che obbedisca al tuo servo Gregorio, e che in lui risieda il potere di sciogliere e legare quaggiù ciò che tu sciogli e leghi nei cieli. Fermo in questa fiducia, io legittimo papa e vero luogotenente di Dio, scomunico in nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo Enrico re di Germania, figlio di Enrico imperator dei Romani, empio che con feroce superbia perseguita ed oppugna la Chiesa, gl'interdico le insegne reali, ed il governo del regno tedesco e d'Italia, sciolgo tutti i cristiani dal giuramento che gli han dato e daranno, vieto a tutti ed a ciascuno che d'ora innanzi obbediscano a lui come a re; ed in nome dei santi apostoli e di Cristo lo lego col vincolo di un tremendo anatema; affinchè tutti i popoli sappiano tremando che io sono erede e successore di Pietro, e che su questa pietra il figliuolo di Dio edificò la sua Chiesa, contro di cui le porte infernali non potranno mai prevalere. »

Dopo le quali tremende parole Gregorio scomunica altra volta i vescovi di Lamagna ed i consiglieri del re; scomunica Guiberto, Ugo Candido e Guiscardo; intima ai vescovi del concilio di Worms di comparire al suo tribunale, per essere giudicati; dichiara ribelle e scismatico il clero lombardo, ne scomunica quasi tutti i vescovi, egualmente che molti vescovi francesi e molti conti, e presenta al concilio quel celebre Dettato del papa per sanzionarlo.

In fatti si stabilì quell'improbo regolamento di dritto ecclesiastico, che servì di norma a Gregorio ed ai pontefici a lui somiglianti, e che compendia a maraviglia quei tempi di sanguinose lutte, la politica dei pontefici, ed i passi che dettero nella loro onnipotenza dei secoli di mezzo per consolidare la sovranità della croce sulla spada. Si stabilì fra le altre sentenze: « all'arbitrio ed alle mani del papa stare le insegne imperiali—al papa doversi baciare i piedi da tutti i monarchi—non essere al mondo che un nome, il nome tremendo del papa—essere del papa il giudicare i monarchi—nessun mortale abrogarne le sentenze, nè alcuno fuori di lui poterle rivocare, il papa essendo sovrano ad ogni giurisdizione di uomo—la stessa elezione canonica constituirlo santo—autorizzati dal papa potere i sudditi accusare i sovrani—il papa poter sciogliere dal giuramento i sudditi dei monarchi ». Ed altri principii presso a poco consimili, di ogni ordine, di ogni pudore sovversi.

Dopo di che si chiude il sinodo, e Gregorio detta lettera e per i feudatari e pei vassalli dell'impero teutonico, e le dà a portare allo stesso Rolando, in unione dei suoi legati. I quali si recarono incontanente in Germania e pubblicarono i decreti del concilio di Roma, e la condanna di Enrico[3].

VI.

Tali modi facevano vivere i sudditi pieni
d'indignazione veggendo la maestà dello
Stato ruinata, gli ordini guasti, le leggi
annullate, ogni onesto vivere corrotto,
ogni civile modestia spenta.

Machiavelli.

Terribile fu la sensazione che le misure di Gregorio produssero in Lamagna. I più timidi paventarono, i più forti arsero di nobile sdegno, maravigliarono tutti dell'arbitrario ed insolente condursi del concilio. Imperciocchè nuova affatto riusciva la scomunica d'un imperatore, ed origine a miserie infinite. Qualche fanatico ha voluto giustificare l'inverecondo fatto del papa per logica inferma: ma scrittori più probi ed imparziali, dei quali basti citare Fleury e l'immenso Bossuet, l'han condannato altamente come atto, non solamente indegno, ma non canonico ed iniquo. Enrico istesso ne intimorì. Non per l'anatema in sè stesso, che pure seco trascinava seguenza di sventure assai, ma per la disposizione degli spiriti nell'impero.

In un secolo superstizioso ed ignorante, in cui le idee religiose accompagnavansi di una specie di indefinito arcano terrore e di misteriosa solennità, le censure riputavansi quanto di più spaventevole potesse l'uomo colpire. E sì che quella gente di ferro nulla temeva, usofatta alle guerre, alle cacce, agli sdegni municipali, alle durezze d'ogni maniera! Ma quelle parole latine, profferite dai vescovi o dal papa col più lugubre apparato, li riempivano di paura. Maggiormente poi se eglino abitavano di là delle Alpi e del mare, e se la scomunica partiva dal pontefice, guardato come essere divino, avvolto in nube terrena. Perchè la sentenza di Tacito maxima a longinquo riverentia è stata vera in tutti i tempi e sopra tutto per i papi.