—Ebbene, risponde Gregorio, se egli è appunto come voi affermate, ser cavaliere, che Enrico si pente dei suoi sacrilegi, che in arra di pentimento e' consegni ai legati apostolici lo scettro ed il diadema, e si confessi indegno dell'onore e della potestà imperiale.

—Ma questo è infame! scoppia Baccelardo non contenendosi più, questa è una tirannia da forsennato senza coscienza e senza pudore!

Matilde che vedeva quanto iracondo ed avventato fosse l'oratore di Enrico e come pertinace Gregorio, se gli lascia allora cadere ai piedi e comincia a supplicarlo. Nella fortezza erano ancora molti prelati oltramontani ed italiani messi al digiuno di pane ed acqua. Questi, che taciti avevano assistito allo strano dibattimento, vedendo la contessa in quell'atto, ne seguono tutti l'esempio; e tanto dissero, tanto pregarono che l'invincibile pontefice consentì alfine persuadersi. Egli accorda quasi per grazia ciò che ben egli comprendeva, per fina politica, tornargli estremamente vantaggioso. E perchè grave pericolo correva dalla disperazione di Enrico, illimitato utile ed importanza dall'avvilimento di lui, si volge a Baccelardo e parla:

—Sta bene. Dite dunque al vostro padrone: primo, che in avvenire curi di meglio scegliere i suoi messaggeri, e che non ci mandi più innanzi un insolente, il quale, vestito della divisa di oratore, si reputa in dritto di balestrar le parole come un giumento ubbriaco balestra i calci: inoltre, che sappia grado e renda mercè alle suppliche pietose di questi signori, se noi gli concediamo di accostarsi a Canossa per cancellare con la sommessione e la penitenza l'oltraggio recato alla nostra persona ed alla Chiesa. Andate.

Baccelardo si stringe nelle spalle sdegnosamente e prima di partire fissandogli addosso alteramente gli occhi, risponde:

—Ser papa, l'imperatore Enrico udrà la vostra prudente risposta, e non mi avrei mai perdonato, se, per mia poca umiltà, non vi foste condotto a questo giudizioso partito. In quanto a me poi, santo padre, gli è ben che sappiate aver deposta oramai qualunque speranza, fuori quella di morire da cavaliere illibato, fedele a colui per cui mi piacque prestarmi. Io non curo quindi la vostra ingiuria più che non curerei dell'infelice arguzia di chi giungesse solamente a farmi sbadigliare. Addio.

Ciò detto saluta della mano quei signori, bacia la destra della contessa Matilde, e volgendo le spalle superbamente al pontefice esce. Gregorio lo seguì dello sguardo sanguigno fino a che non l'ebbe perduto di vista, e senza avvedersene, i denti della mascella superiore si eran tanto addentro ficcati nel labbro inferiore che il sangue ne spiccava.

III.

J'ose a peine le croire:
Mais ce jour à jamais emplira ma memoire.

Sainte-Beuve.