A piedi dell'erta però, una specie d'orso ed una giovane si aprirono il passo tra la folla stivata della gente, che pendeva da quell'avvenimento, ed all'imperatore si presentarono.

—Sire, disse l'uomo, cui Baccelardo conobbe subito per Laidulfo, qual compenso mi darete voi se per domani mastro Ildebrando farà aprirvi quelle maledette porte della fortezza?

Enrico gitta lo sguardo su costui, poi volgendo le spalle con dispetto ordina, allontanandosi:

—Frustatemi quel cialtrone.

Baccelardo si approssima a Laidulfo, e tiratoselo da parte lo rimprovera:

—Compare, v'ha dunque bisogno di pattuire con un re? Tu gli renderai grande servigio; devi perciò sperare grosso compenso.

Laidulfo si gratta l'orecchio sinistro e risponde:

—Perciò appunto che egli è re voglio patteggiare. Io conosco come costoro mantengono la parola! Per tutto ringraziamento, ti fanno nascondere quattro o cinque pollici di stiletto nel cuore, o qualche graziosa dose di veleno nello stomaco in un gotto di Sicilia o in un pasticcio di cavriuolo, e buon dì a chi rimane. Mai no: patti innanzi e ricompensa sicura.

—Pezzo di birbo! ed avresti cuore di andare a mercanteggiare con un sovrano ridotto a quello stremo?

—Cuore! e chi ti ha detto che ne abbia cuore io? Però questo è il mio stile.