—E che faresti tu insomma?
—Quel che vorranno. induco mastro Ildebrando ad accogliere questo minchione di re, che ha tanta frega di benedizioni, o l'uccido e ne lo libero intieramente. Ma io posseggo un mezzo a cui il prete non resisterà.
—In ogni conto lo fredderai se lo trovi ostinato, non è vero?
—Credi che m'imbratterei l'anima per questo? mi regolerò giusta i patti che stabiliremo.
—Ucciderlo no, risponde Guaidalmira, io nol permetterò giammai.
—Zitto tu, berghinella. Chi ti ha imparato a rispondere dove parlo io? La è questa la veneranza che si deve ai consigli dei più provetti?
—E dimmi un po', Laidulfo, continua Baccelardo pensieroso, la testa in giù, riflettendo alla proposta di colui, dimmi un po' che pretenderesti tu per codesto pietoso uffizio.
—Spieghiamoci chiari. Che cosa si vuole? Che il re venga ricevuto? Ebbene ei mi darà una contea con tutte le terre ed i diritti pertinenti—bene inteso però che la voglio nei paesi d'Italia.
—Per Dio, compare, tu fili grosso. E che pretenderesti se dovessi ucciderlo?
—Che? Vedi un poco cosa si dà nel suo paese per Wehrgeld[1]. Venti soldi per uno schiavo: 30 per un porcaiuolo: 36 per uno schiavo divenuto colono tributario: 40 pel maniscalco che cura 12 cavalli, pel cuciniere che ha un aiutante, pel pastore che guarda 80 montoni, per l'orefice, pel ferraio: 45 per un servo della chiesa e del re: 80 per uno schiavo affrancato in presenza della chiesa o con una carta formale: 100 per l'uomo di condizione media, pel romano che ha beni proprii o viaggia, per l'uomo del re e della chiesa: 160 per l'uomo libero: 200 pel chierico nato libero, per l'uomo affrancato a danaro: 300 pel romano conviva del re: 400 pel suddiacono; 600 pel diacono: 600 pel prete nato libero, pel conte, pel sagibero[2]: 640 pel parente di un duca: 900 pel vescovo: 960 pel duca: 1800 pel barbaro libero, compagno del re, attaccato ed ucciso nella sua propria casa da una banda armata—Ora ti lascio considerare cosa valga la vita di un pontefice! Mi contento che mi dia un vescovado.