—Uhm! compare, tu non hai mica voglia di guadagnarti la vita con l'aiuto di Dio.
—Ti par troppo?
—Ma sì per Dio! Non pertanto, mettiti all'opera, compila, e forse il re sarà ancora più generoso che tu non desideri.
—E chi mel guarantisce?
—Io.
—Tu? Uhm! ragazzo mio, con questo suono non mi muovo nemmeno quanto son lungo.
—Tu sei un ebreo, Laidulfo! E non ti pare che la stessa natura del servigio e l'urgenza del caso fossero garanti ancora più possenti di una parola?
—Sicuro. Ma per togliersi poi da scrupoli, e' potrebbe anche regalarmi una bella collana di corda e farmi appendere speditamente ad un albero. Che te ne pare? Tu non conosci, ragazzo mio, di che pasta si facciano i re, e come essi intendano la faccenda della coscienza, dei dritti e dell'onore! Questi sono legami del volgo e degl'imbecilli. Ma non l'accoccano a me, no; te lo giuro pel santo asino di Balaam!
—Tu calunnii l'imperatore, Laidulfo. Egli non si è mostrato mai taccagno con chi gli ha praticati degli uffici.
—E se adesso volesse fare eccezione?