—No.
—Bisogna dunque dire che farnetichi. Allora io ti propongo un altro partito. Se, come avrai saputo il mio segreto, stimerai esagerato il compenso che ti richiedo, io consento a non ottenerlo.
—Ma che cosa è dunque che devi dirmi? favella in nome di Dio. Domani riceverò il re.
—Parola di sommo pontefice?
—Parola.
—Ebbene, sclama allora Laidulfo cavandosi di sotto il mantello uno scrignetto, conosci tu le armi di questo mobile?
—Mio Dio! e come in mano tua quello scrigno?
—Ecco qui. Io peregrinava Italia come zingano, vendendo specifici e talismani per le malattie degli uomini e delle bestie, e reliquie pei divoti, allorchè una sera capitai a Soano. Impaniato tra quei viuzzi a notte alta, era deciso passarla al sereno, coricato sul suolo, allorchè, nella magione vicina, mi sembrò udire gente che ancora vegliava. Cercai la porta, e venne ad aprirmi un servo. Gli dissi che avesse pregato il padrone di ricovrarmi fino al mattino, e di qualche vitto, perchè arrovellava della fame. Il servo portò la dimanda, e ritornò rispondendo che poteva entrare.
—Abbrevia, l'interrompe Gregorio.
—Io non ho fretta, ripete Laidulfo, mettendosi a sedere, e continua.