—Questa è scelleratissima calunnia, proseguiva Ildebrando riscaldandosi sempre più, e la giustizia di Dio non potrà permettere che si faccia onta ad innocenti, si vituperi la memoria di una pia...
—Tutto sta bene, tutto eloquentemente detto. Però devi convenire che se questo scritto cadesse in mano dei tuoi nemici...
—Qualcuno ha letta dunque codesta pergamena?
—Nessuno, ed il segreto, se il tabellione ed i testimoni sono morti, non potrebbe palesarsi che da questa triste di scritta.
—Resti dunque il segreto ed il vero al cospetto di Dio, che questa scritta non tradirà più alcuno.
E sì dicendo, Gregorio strappava di un lancio dalle mani di Laidulfo sorpreso l'atto della consegna della fanciulla e la lettera e le gittava nel fuoco, e con le molli ve l'incalzava, ve la teneva. Guaidalmira stende subito la mano nella brace per cavarle, sclamando:
—Voi consumate la mia esistenza, pontefice!
Ma Gregorio con la molle le spinge più dentro tra le fiamme. E quella carta si rattrappa, si fa nera, si arroventa—infine non resta del testimonio della vita civile di quella povera giovane che poca cenere. Ella si mette le mani sul volto per non assistere a quella specie di omicidio morale, e prorompe in pianto.
—Pontefice, dimanda allora Laidulfo che aveva veduto tutta codesta scena in apparenza senza muovere palpebra, ma tastando sul petto il suo pugnale, pontefice, manterrai adesso la tua parola?
—A domani.