—Eccoli. «1.o Nel giorno e nel luogo segnalati dal papa, Enrico si presenterà alla dieta degli Stati tedeschi onde purgarsi delle accuse postegli dai principi. Il papa sarà giudice supremo ed unico fra lui e tutti gli accusatori di lui».
—Ah! fece Enrico, incrociando le braccia sul petto, il papa sarà giudice, giudice dell'imperatore, giudice dei suoi baroni, giudice dei suoi vassalli—signor dell'impero in una parola. A maraviglia! E poi?
Gregorio lo sta ad udire fissandolo di sguardo accigliato, poi senza rispondere continua a leggere.
—«2.o Quando, a giudizio del papa, Enrico fosse chiarito innocente, con sentenza del pontefice conserverà la corona imperiale: se colpevole, la rinuncierà senza contrasto, nè potrà per qualunque modo dimandare o tôrre vendetta da chicchessia».
—Comprendo, riprese Enrico componendo il volto ad un sorriso che avrebbe spaventato Satanno, Samuele ha trovato il suo David perchè Saulle l'ha fastidito. Ed inoltre? Gregorio si tacque ancora e lesse.
—«3.o Per sino al giorno di questo giudizio Enrico non porterà le insegne imperiali, non si arrogherà l'amministrazione del regno, ed eccetto la esazione dei regi dritti per tanta somma quanta sarà necessaria al vitto suo e dei suoi, non toccherà il tesoro della Camera, libererà dal giuramento di vassallaggio e di fedeltà tutti quelli che glielo avessero prestato a contare da un anno».
—Tanto valeva di soggiungere di mandare a tua paternità quei tesori ed infeudarli l'impero, continuò Enrico col medesimo ghigno beffardo. Ve n'è ancora molti di codesti patti di pace?
Gregorio legge:
—«4.o Quando trionfasse delle accuse dei principi e dal papa fosse confermato in monarca, Enrico sarà ognora fedele, devoto, obbediente al romano pontefice: e sia nel ricomporre i disordini dell'impero germanico, sia nel riformare gli abusi delle chiese italiane e tedesche, non potrà giammai essere d'avviso diverso di quello del papa».
—Ciò è di ragione, sclama Enrico; il papa è il re dei re, il papa è Dio. Conchiudiamo.