—Per bene dell'anima, io ho creduto farmi cavar gli anatemi, e per non desolare di guerre e di scismi il paese che Iddio ed i dritti ereditari mi han dato il reggimento. Siano qualunque i principii che t'indussero a scomunicarmi, ora, santo padre, dovresti esser soddisfatto delle prove che per riconciliarmi con la Chiesa ti ho date. Bastino. Non tentare gittarmi nella disperazione, perchè, come ti sovviene, sta scritto, che, chi ama il pericolo in quello perisce.

—E sei tu veramente pentito, Enrico di Germania, dei soprusi che hai fatti alla Chiesa ed a me che ne sono capo?

—Io non so veramente troppo di quali soprusi tu intenda parlare, pontefice. Ma se cosa avrò commessa che al cospetto di Dio non fosse tornata gradevole, men pento pure, ed amaramente men pento.

—Sta bene. Però i pentimenti non bastano, signore; guarentigie vi vogliono.

—Dimandate.

Allora Gregorio tolse la pergamena finita di scrivere allora allora in presenza del re, e disse:

—Ecco i capitoli della pace, se vuoi la pace, figliuolo. Li ratificherai, li firmerai, e presterai giuramento di osservarli. Dove però essi, o alcuno articolo di essi non ti tornasse gradevole, puoi andarne pure, perchè io sono fermo, Enrico, di non recedere, per qualsiasi considerazione, da essi.

—Li firmerò dunque senza leggerli, se non mi è dato discuterli, e li giurerò.

—No; gli è mestieri che gli ascolti, onde per l'avvenire non ti ritragga dall'osservarli, e spergiuri.

—Leggili.