—Messer duca, non conoscereste voi per avventura quel romeo?
Roberto resta sorpreso della dimanda, ed a sua volta considera la faccia di sua moglie fatta pallida. Poi, freddo freddo, risponde:
—No.
Sigelgaita piega gli occhi, e senza dir motto, esce.
VI.
Ben ai omais qeu sospir, e qeu plaigna
Qab parc lo cor non part, qan me recort
Del bel solaz, del ioi e del deport.
Periol D'alvernia.
La notte era inoltrata, tutti nel castello dormivano. Solo il romeo percorreva a lento passo la sua camera, soffermandosi di tratto in tratto avanti la finestra per contemplare il tacito corso della luna, ed il luccicare della marina. Egli aveva gittato il capperuccio dietro le spalle e piegate le braccia sul petto. La luna gli rischiarava il sembiante che, contornato dal nero abito, appariva più pallido ancora. Gli occhi scintillavano, avvegnachè in quel placido meditare della notte languidi e velati dovessero mostrarsi. Egli attendeva qualcuno perchè ogni più tenue susurro la scuoteva di un sussulto, perchè non distoglieva gli sguardi dal cielo se non per guardare all'uscio che si aprisse. In effetti non passò guari ed udì lieve rumore, e la porta si schiuse. Egli corre verso l'uomo ravviluppato nella bianca cappa, il quale lento alla sua volta andava, e tendendogli le braccia al collo sdama:
—Boemondo!
Colui si svolge dal manto, e gittandoselo dietro ai reni in una col berretto, risponde: