VIII.

Tal fean de' Persi strage: e via maggiore
La fea dei Franchi il re di Sarmacante,
Ch'ove il ferro volgeva o il corridore
Uccidea, abbattea cavallo o fante.

Gerus. Liber.

«Beatissimo padre, diversi pericoli del viaggio mi hanno ostato giungere molti giorni prima, e confortare il vostro coraggio. Roberto Guiscardo assedia Aversa con esercito, di trentamila fantaccini e settemila cavalli, perchè il principe di Capua, Giordano, gli ha messi ostacoli al passaggio. E' sarebbe capitato qui otto giorni più presto, se non avesse dovuto ridurre a soggezione Oria, e distruggere Canne, ribellate. Arriverà sicuro domani o diman l'altro, perchè lascerà manipolo di truppa per l'assedio di Aversa, se innanzi non si renda. Tenetevi saldo. Molte altre cose vi dirò a voce, dove che al conte Oddo riesca questa notte aprirmi la postierla del castello, e la vigilanza delle scolte non me lo impacci. Mi presenterò alla porta sulla mezzanotte varcata, e farò segnale di tre colpi: indi darò voce. Dio mi faciliti il modo di farvi pervenire questi avvisi. Benedite Alberada».

Non appena Oddo ebbe udita leggere questa scritta che cominciò a saltare come ragazzo per la gioia. Gregorio restò mutolo, nè segno alcuno di commozione dal suo volto trasparì.

—Lo diceva io, gridava il castellano fregandosi le mani gaudioso, lo diceva io che quella brava figliuola non poteva mancare? Mi porti il diavolo se non è dessa la più santa delle figlie d'Eva! Recarsi fino in Grecia! Andare a supplicare quel birbone che la ripudiò come la donna di un bovaro! Rinunziare a tutto! Affrontare Dio sa quanti guai per due... vale a dire, il tristo siete stato voi, padre beato, che le ne avete date a sorbir delle belle. Io ho fatto quanto ho potuto per addolcirne il destino. Ebbene, mi affoghi l'inferno, se da ora innanzi non la tratterò come una regina. Povera creatura! povera creatura! Ecco, maestro mio, se non è vero che il mondo è storpio per due terzi, e che le cose camminano a sproposito.

—Non lo avrei mai creduto! sclama infine Gregorio già fuori di sè da un pezzo. Due che ebbero più ingiustamente mali da me? Non lo avrei mai creduto.

—Mi porti il diavolo, se non penso anch'io così. Ma la cosa è proprio come ella la dice... però se non avete dimenticato di leggere. Per me già non mi è potuto mai entrar nella memoria quell'affare di sillabe e di lettere. Che affare, dannato! Ho domati cavalli, ho addestrati falconi, ho difese piazze e castella, ho affrontati nemici, Dio sa quanti! e quattro birbe di lettere ebbero a farmi perdere il cervello e la pazienza. Mai più, mai più. Andiamo adesso: che dobbiamo rispondere a quei bell'imbusti di laggiù? Perchè qualche cosa di sicuro dobbiamo rispondere—non fosse che per mostrarci venerati cavalieri.

—Ecco, riprese Gregorio, con tuon fermo, rilevando la testa, componendo il sembiante ad aria severa ed altera: farete loro sapere che sbrattino la città; che l'infame antipapa si constituisca nostro prigioniero nel palazzo di Vaticano; che ci diano ostaggi di sicurtà; e che gl'invasori di Roma si obblighino di aspettare il nostro lodo sulla penitenza che vorremo dare loro per aver osato avvicinarsi a mano armata alla sede di Pietro. A questi, e non altri patti, noi usciremo di qui. Andate, e fate saper loro i nostri voleri.

Oddo lo guarda in volto di una maniera significativa e curiosa, poi, crollando il capo e mettendosi le mani alla cintura, soggiunge: