Una mezza dozzina di amici venivano ogni sera a pigliare il the con lady Keith ed a giuocare al wisth. Gl'immancabili erano, il colonnello Colini, il marchese di Tregle ed il barone di Sanza. Si parlava liberamente,—intendo dire, senza paura di esser spiati. Del resto, le porte del boudoir erano chiuse e si parlava inglese o francese. Innanzi ai domestici si chiacchierava di teatri. Lady Keith riceveva i giornali inglesi, e la polizia napoletana soffriva questa enormità onde risparmiarsi l'umiliazione che la dama non se li facesse venire all'indirizzo di sir William Temple. Si discuteva dunque molta politica e si preparavano i piani della rivolta che qualche mese più tardi scoppiò nel Cilento e nelle Calabrie.
Per esser veritiero, è mestieri soggiungere che si discuteva molto e si agiva poco, che si correvano enormi rischi per risultati minimi. Ma infine si mostrava al re ed all'Europa che il paese non subiva bestialmente l'abbominevole despotismo della chiesa e della polizia che l'insozzava, e che desso non vi si rassegnava.
Il cristallo sfidava l'urto dell'obice di acciaio!
Un mese passò così. Bambina trovò una tregua ai soprassalti della vita, se non acquistò la pace del cuore e dello spirito. Nulla di malsano giungeva fino a lei; ma si compieva in lei un lavoro psicologico analogo alla fermentazione, la quale passa per la putrefazione prima di divenir creazione. L'aria pura infrattanto, la luce, un nutrimento sano e scelto, la tranquillità, la rivelazione del culto della bellezza, mediante le pratiche igieniche sì meticolose appo le inglesi e sì poco adoperate dalle donne italiane, quell'aureola tutta femminina che la circondava,—lei che aveva fin lì vissuto in un'atmosfera virile,—quelle mille delicatezze della donna, così particolari al bel sesso delle classi elevate, quella rarefazione dell'etere femminino in cui ella repirava, le gentilezze che lady Keith le prodigava, per un tal qual traripamento di tenerezza concentrata in questa donna che aveva avuto un marito troppo grave e non figliuoli:—tutto ciò operò una tale epurazione, una diafanità, un tal cangiamento insomma che Bambina, la quale era di già una bellezza maravigliosa, divenne una bellezza miracolosa. Ella non era quasi più una donna, ma una creazione eterea,—una materia luminosa saturata di spirito.
Lady Elisabetta le aveva fatto spogliare la beghina di monaca di casa e le aveva regalato degli addobbi da donna, da giovinetta modesta ed elegante, dagli scuri colori, come gli esigeva la sua posizione. Di guisa che tutte le perfezioni sculturali del suo corpo di Dea, cui la sua trista sajaccia di pinzocchera imbacuccava, si rivelavano allo sguardo stupito come una apparizione ideale, ed inoculavano il delirio. Una camelia bianca che squarcia il suo inviluppo!
La bianchezza della sua pelle si era rischiarata ed aveva i riflessi della piuma dell'eider. La sua vita si era assottigliata, ed ogni piccolo movimento ne denunciava la flessibilità serpentina che prometteva un eden di voluttà. Il suo collo sembrava forse un po' lungo, ma le linee pure che costituiscono l'ellissi deliziosa dalla base della testa all'inizio delle spalle, senza corde tese, senza penombre, la bianchezza trasparente della pelle, la cui grana fina si saturava di raggi, fermavano lo sguardo incantato e gli sottraevano il difetto. Si vedevano infine i suoi piedi, forse un po' lunghi altresì, ma di una forma squisita e di cui l'istantaneo inarcarsi dava il barbaglio di un piè dei più delicati. La trasformazione, in una parola, era completa.
Questa metempsicosi divina fa interrotta da due avvenimenti che vennero a rannodare il dramma, cui la povera figliuola aveva tentato di scongiurare con la sua fuga.
Una bella mattina del mese di giugno lady Keith era discesa a Napoli per delle compere. Mezzodì avvicinava. Pensando che milady non tarderebbe a venire, Bambina traversava il salone onde andarle incontro nel giardino. Ella aveva però dato appena qualche passo, con aria distratta e guardando ai balconi, che si sentì allacciare alla vita da due braccia vigorose e coprire il sembiante di baci frenetici. Bambina gettò un grido: si trovò in braccio del P. Piombini, che attendeva lady Elisabetta nel salone e che l'aveva riconosciuta.
Nulla può esprimere il terrore della fanciulla sorpresa da quella folata d'uragano. Ella si svincolò dalla stretta. Ma prima di fuggire nella sua camera ella potè udire il P. Piombini che le diceva:
—Prendi la mia vita, prendi la mia anima; io sono pronto a tutto. Io farò l'impossibile. Io non posso più vivere così….