—Ma signore, io non posso andare al diavolo prima che non mi abbiate pagato. Io mi sono slogato le ossa per trascinare il vostro miserabile cassettone. Credete che ciò sia per i vostri bei baffi da carbonaro, eh?
—Io non do più un soldo. Fuori di qui!
—Tu ti burli di me dunque eh! il calabrese? Io ho gittata la mia anima a carreggiare il tuo lurido cataletto, e tu mi pagherai.
—Io non pagherò più nulla, no, no. Esci all'instante, se no…..
—Ed io ti ripeto che tu mi pagherai o per la Vergine del Carmine, il sangue va a scorrere a lava.
Il viaggiatore cospettava ancora e pagava.
Il quarto si presentava. E là, nuova disputa sul prezzo, mista a bestemmie, a gesticolamenti, a minacce, a lazzi, ad ironie fine ed insolenti dalla parte del lazzarone che è il minchionatore il più fino e il più insolente che io mi conosca. Egli aveva inoltre un disprezzo imperiale per tutte le genti della provincia, cui addimandava di un sol nome: calabresi. Come per gli antichi romani, tutto ciò che non era della loro capitale era barbaro.
In una parola, il viaggiatore doveva pagarli tutti, subire i loro insulti, talvolta le loro busse. Ma egli arrivava altresì qualche volta che il viaggiatore si ribellasse e desse un calcio o uno schiaffo. Allora un combattimento in regola s'impegnava. Egli era insorto troppo tardi! Così, tutti coloro ch'egli credeva partiti ritornavano, ed un tafferuglio cominciava, in cui si rompeva tutto, compreso la testa del viaggiatore.
Ma come fare, mi domanderete, per evitare questo inconveniente?
Il metodo era semplice. Bisognava dare uno schiaffo, senza fiatar sillaba, al primo che toccava al vostro bagaglio prima di ricevere i vostri ordini. Il lazzarone capiva all'istante che egli aveva a fare con un militare, con un pezzo grosso del governo, o con un uomo determinato che conosceva i procedimenti onesti, e diveniva umile come agnello. Egli era sovente anche rubato dal suo cliente.