Gabriele faceva quel mestiere al Ponte della Maddalena, da dove arrivano i Calabresi, gli uomini i più irruenti delle provincie del regno. Gabriele si caricava raramente di un mobile pesante: per conseguenza e' correva più ch'altri il rischio di ricevere un pugno od un calcio, quando si presentava l'ultimo per domandare il prezzo del porto di una frusta o di una bottiglia vuota. Ora, ciò gli arrivò così spesso ch'e' finì per prendere il mestiere in disgusto. Imperocchè, se la polizia non interveniva punto per proteggere il viaggiatore contro l'aggressione dei lazzaroni, essa interveniva meno ancora per proteggere il lazzarone contro le batoste e le scroccherie del viaggiatore. Poi, Gabriele divenne adulto, ed una rivoluzione morale si era operata nel suo carattere.

Egli amava.

XIV.

E come si diviene galeotto.

Ed anzi tutto Gabriele era un bel giovanotto.

Egli aveva nei suoi occhi corvini un non so che di malinconico che correggeva la regolarità severa dei suoi tratti, il fosco del suo colorito, il portamento della testa fieramente accampata sur un collo svelto. I suoi capelli neri irrompevano a ricci da un berrettino color bruno a lembi rossi, che gli accerchiava la fronte in modo grazioso. Portava il petto nudo, il collo nudo, le braccia ed i piedi nudi. Perocchè tutte le sue vesti si riassumevano in una camicia ed in un paio di brache di cotone giallognolo strette alla taglia da una fascia bruna.

Egli amava una povera figliuolina chiamata Concettella, il cui padre era pescatore.

Concettella non era ciò che si dice una bella ragazza. Ma il suo sembiante esprimeva la grazia che cerca sedurre ed una vivacità che si comunicava e rimbalzava immediatamente nel cuore di chiunque l'avvicinava. Poi, ella era civetta.

Gabriele faceva delle canzoni per lei, perchè Gabriele era poeta ed aveva l'istinto dell'armonia.

Chi ode per le vie di Napoli, la notte, le cantilene selvagge, bestiali, disarmoniche, intollerabili del popolo napolitano non sospetterebbe mai che i lazzaroni avessero la loro accademia e le loro corti d'amore, precisamente come Clemenza Isaura. Quei Pelli-Rosse dai guaiti sì discordanti ed offensivi avevano le loro sfide di poesia e di musica, che terminavano non raramente in una sfida al coltello. Si dava un tema. Il primo cominciava e cantava la sua strofa; un altro rispondeva, ed alternando così le strofe come i pastori di Virgilio, si continuava per lungo tempo. Il primo che si arrestava, senza dare la replica, metteva fine alla lizza. Però costui era schernito talvolta battuto, e costretto a spulezzarsela. Non si crederebbe giammai che ricchezza di poesia e di viste ingegnose quei bardi dai piedi nudi prodigassero in quella ginnastica di scienza gaia.