Vedendo in quell'uomo la fibra delle forti passioni, l'audacia e la bravura, il conte d'Altamura che reclutava le sue bande reazionarie dei sanfedisti, l'aveva reclamato ed ottenuto. Qualcuno sospettò della trasformazione, nessuno però potè affermarla. Il fatto è che Filippo—Uu Guappo, come ora lo addimandavano, era oggimai un birro travestito. Per questa ragione, e' dovè temperare i suoi impeti. Ma la sventura di Concettella era di già completa: Filippo l'aveva diffamata. Ella non potè più trovare lavoro. Non restandole più per vivere che la prostituzione o l'elemosina, ella scelse la mendicità.

Poco dopo, quando i patriotti furono cacciati negli ergastoli, tutt'insieme ai forzati per causa di furto o di assassinio, il conte di Altamura vi guizzò dentro Filippo, facendolo trovar complicato,—col suo consentimento,—in un affare di furto. E' doveva sorvegliare i patriotti, e pigliare l'occasione di qualche rissa sollevata a proposito per sbudellare i più determinati. La sua grazia era già anticipatamente firmata dal re: non restava che a mettervi una data.

Filippo s'imbattè in Gabriele, cui chiamavano adesso Uu paglietta—l'avvocato—perchè imparava a leggere ed a scrivere dal cappellano del bagno. L'incontro dei due rivali fu ostile; perocchè Gabriele conosceva di già le persecuzioni inflitte da Filippo a Concettella.

Il primo danaro che costei toccò da Don Diego, lo spese per recarsi a Procida ed andare ad istruire Gabriele della tregua che il destino le presentava.

Gabriele si mostrò inquieto e contento di saperla al ricovero in casa di quel prete, di cui ella le raccontò qualcuno dei guai, da lei appresi o indovinati. Quando, alla seconda visita, Gabriele la vide affusolata da beghina, chiamandosi non più Concettella ma suor Crocifissa, e' non dissimulò i suoi allarmi e si restrinse a dirle:

—Fa attenzione, Concettella! tu mi hai detto: «a te per tutta la vita!» Se divieni infedele, tu od io dobbiamo cessare di vivere.

Gabriele non temeva a torto. L'animo della giovane aveva cangiato come le sue spoglie. Per sopprimere i commenti, che non avrebbero mancato di assalire la giovane e bella vajassa—serva—del prete, Don Diego l'avea mascherata, secondo l'uso, della livrea religiosa, la quale copriva tutte le ganze dei preti—cappelloni—napolitani.

Don Diego non sospirò più il ritorno di sua sorella in casa, avvegnachè s'inquietasse sempre dell'assenza di lei. Sembrava rassicurato sulla sorte di Bambina, o si sforzava di esserlo; ma avrebbe desiderato sapere ove la si trovava e che faceva. Il vago su questa nozione gli cagionava un malessere indefinibile. Laonde, quando ebbe messo un po' di ordine nel suo interiore, quando ebbe cominciato il gran lavoro che il canonico Pappasugna gli aveva comandato, quando e' si potè credere assicurato contro le violenze della polizia, egli intraprese delle investigazioni sulla fuga di Bambina, neglette, fin lì da lui, a detrimento della sua considerazione.

Un cangiamento considerevole erasi operato in lui da otto giorni. L'equilibrio morale, un momento spostato in seguito di tante minacce, di tanti sospetti, di contrarietà, di malori, si era ristabilito. Il suo spirito, rasserenato, si rilevava. Le funzioni fisiche del suo organismo, depresse sotto l'invasione morale, si esercitavano secondo il destino della natura; ciò che raddoppiava l'elatere degli organi del pensiero. Egli era oramai uomo nella pienezza della vita, e perdeva, per conseguenza, tutto ciò che l'ascete ha di acido, di malsano, di velenoso, di fantastico, di antisociale. La scienza acquistata nelle lunghe letture e nelle forti meditazioni si allargava, si coordinava, assumeva un cómpito umano e salutare.

Immerso nella composizione dei suoi sermoni della Quaresima per il canonico Pappasugna, e' poteva a suo comodo considerare la religione dal punto di vista sociale e farne istrumento di civiltà, di progresso, di libertà, lasciando nei labirinti del medio evo la discussione dei dogmi e presentando la religione come consostanziale della morale e della compage sociale, economica e politica dell'umanità. Ond'è ch'egli si levava ad altezze vertiginose nelle sue considerazioni sulla missione del cristianesimo, ed edificava al cattolicismo un altare,—pagano forse o piuttosto filosofico,—ma conforme alla scienza ed all'unisono con lo stato della civiltà moderna,—frutto dell'analisi.