Al coverto dal bisogno, un po' rassicurato sull'avvenire, sbarazzato dalla ritenutezza materiale cui la purità di sua sorella gl'imponeva, il cuore pago, i sensi soddisfatti, quest'uomo, sì fortemente e riccamente dotato, si sviluppava, prendeva possesso di sè stesso. Una grande dignità, basata sulla coscienza della sua forza, si esalava dalla sua persona, a sua insaputa. Il povero prete di provincia si era liquefatto in quella rimanipolazione dell'anima per mezzo della prosperità, della libertà, dell'amore,—questa trinità della forza virile. La sua testa spaziava più alto che la sua statura. Il suo cuore non aveva più gli aneurismi della miseria, della paura, dell'incertezza, della paternità alla quale sua sorella si era volontariamente sottratta. Egli arrossiva forte altresì delle cause che avevano determinato quella figliuola a lasciarlo. La sua anima aveva avuto un'erisipola gangrenosa, di cui egli era guarito al presente, ma la cui memoria lo attristava e l'umiliava.

Sotto l'imperio di queste circostanze e di queste idee e' si decise a
visitare il barone di Sanza per rischiarare i suoi sospetti, e Don
Domenico Taffa per significargli che non gli accordava la mano di
Bambina.

Il barone di Sanza aspettava da lungo tempo il suo compatriota.

Egli aveva dunque accomodati da un pezzo i suoi nieghi. Non si mostrò stupefatto della disparizione di Bambina, ma indifferente. E' significò quindi a Don Diego il suo desiderio di non essere mischiato in quei loro secreti di famiglia, di cui egli deplorava l'amaritudine.

—Mio padre vi ha raccomandato a me, soggiunse egli. Io ho fatto quantunque era in possa mia per aiutarvi. Ma io non ho l'età di essere tutore, e voi avete passata quella di esser minore. Ve ne supplico dunque, non mi favellate più dei vostri interessi.

—Io non vengo a domandarvi nè aiuto nè consiglio, rispose il prete, ma l'assicurazione che mia sorella non corre alcun pericolo. La sua lettera m'ha data la chiave di questo mistero. La sua sicurezza non m'inquieta, sapendo in quali mani ella depositava il suo destino. L'onor di vostro padre è per me una garentia del vostro. Io non voglio strappare Bambina all'asilo che le avete trovato. Ma voglio esser sicuro che foste voi che glielo procuraste e ch'ella vi è rispettata. Ecco l'oggetto della mia visita.

—Io non ho nulla ad apprendervi, rispose freddamente il barone. Voi dovete sapere quali considerazioni han potuto determinare vostra sorella a fuggire la vostra dimora, ed a quali persone ella poteva indirizzarsi.

—Lo so di già, rispose Don Diego. Ma permettetemi di soggiungere, che io diffido dei giovani di ventiquattro anni che si fanno angioli custodi delle giovanette di diciotto. Gli è chiaro così?

—Avete ragione, signore, di esser sospettoso in simile circostanza, quando i fratelli essi stessi sono dei custodi così dubbii. Ma finiamola qui. Voi arrivate di provincia con la rudezza tenace della bramosia, naturale agli uomini che ignorano il mondo reale. Il successo che si viola è sempre un successo deflorato, e perciò sospetto. Fatevi attenzione. Voi appartenete—oso sperarlo ancora—ad un partito geloso, sospettoso, circondato da trappole, il quale vuole restare incontaminato per quanto lo può. Voi sapete tante cose, troppe cose, facili a trafficare, avidamente ricercate. Voi frequentate uomini che ci danno la caccia, cui noi disprezziamo, abili a far chiacchierare gl'ingenui, promettendo molto e tenendo largamente le promesse. Non vi stupite dunque se vi vedete contrariato, e se vostra sorella ha trovato intorno a lei tutto un partito per difenderla, al suo primo grido di allarme. Addio, Don Diego; e permettetemi, poichè voi siete l'amico dell'eccellente mio padre, di augurarvi che il successo vi rifiuti il suo sorriso troppo precoce.

Il barone si alzò. Don Diego restò assiso e disse: