Monsignore squadrò Don Diego impassibilmente poi soggiunse, giocando sulle parole:

—Voi date degli ordini troppo presto, figlio mio: procurate dapprima di esser vescovo.

Don Diego cadde a ginocchio e congiungendo le mani supplicò:

—Ve ne scongiuro, monsignore, ditemi di che mi accusano.

—Voglio soddisfarti, figlio mio, disse il vescovo sedendo di nuovo. Eccolo: 1.° tu sei incredulo; 2.° tu sei carbonaro; 3.° tu hai delle relazioni incestuose con tua sorella.

Don Diego si alzò lentamente, e poggiando la mano sinistra sul lembo della tavola del vescovo, rispose:

—Se sono incredulo, ciò riguarda Iddio. Se sono carbonaro, ciò riguarda il re. Se avessi le relazioni infami che dite voi, ciò riguarderebbe l'onore della mia famiglia, mia sorella e me. Il mondo non ha potuto mai sorprendere alcuno di questi delitti nella persona mia.

—Il mondo, chi sa? Ma Dio?

—Dio mi giudicherà quando la sua volta arriverà, ed io saprò che rispondere. A voi, monsignore, non ho a dire che questo: calunnia, calunnia, calunnia!

Vi era nella voce di don Diego tale solennità, nella sua aria un tal sentimento di fierezza, di verità, di dolore, che il vescovo si sentì come strangolare. E' stette in silenzio per qualche minuto affondando lo sguardo fisso nello sguardo immobile del prete.