Il morale non era poi meno bizzarro del fisico. Ferdinando II era avaro come tutta una sinagoga. La regina Teresa, sua mogliera, rattoppava i fondi delle sue brache. Ed e' prestava alla settimana al Tesoro, il quale non aveva bisogno di mutui, ma che faceva sembiante di averne onde dar dei profitti a S. M. Il bilancio napoletano era il solo in Europa che si saldasse in equilibrio! In realtà, quel bilancio si saldava con un avanzo considerevole; ma il ministro delle finanze portava quel di più al re come un'economia sulle spese del ministero.
Re Ferdinando si credeva il più grande capitano del secolo, in teoria, aspettando l'ora di spiegare le sue brillanti capacità sur un campo di battaglia. Laonde viveva sempre in mezzo a quel famoso esercito cui egli credeva il pilastro del suo trono e cui suo figlio non trovò più quando volle servirsene seriamente contro la patria.
Questo patriottismo fu addimandato codardia e calunnia ed ingratitudine! Imperocchè, egli è ben che si sappia, la fu una spavalderia dei garibaldeschi quella così detta allora viltà dell'esercito napolitano. I generali realisti, i quali ne sapevano lo spirito nazionale, non l'esposero, l'esercito, a pronunziarsi che in due circostanze, sul Volturno ed a Gaeta, ove fece sembiante di battersi per dare una cotale grandezza alla caduta della dinastia,—sul desiderio forse espresso dal conte di Cavour.
Re Ferdinando passava riviste, quando non pregava. Egli era ostinatissimo in ciò che riguardava come suo diritto. Quindi lo si vide tener testa alla Francia ed all'Inghilterra riunite, nel famoso affare del Cagliari, e sbrancar note singolarmente audaci,—scritte tutte di suo pugno. Egli era il botolo nella razza canis dei sovrani. Non avendo alcuno istinto leale, diffidava di tutti,—al punto che, essendo piissimo, ed avendo un confessore reale titolare, e' si confessava a tre o quattro altri frati o preti, presi a caso, un po' dovunque, ove egli andasse. E' divideva e sperperava così la confessione de' suoi peccati. Di modo che la sua partita con Dio era in regola, ma alcun uomo non lo conosceva tutto intero.
Ferdinando II era inesorabile, ma solamente pei crimini di Stato. Il sangue ed i gemiti del delinquente lo esilaravano, quelli del deliquente ordinario non lo allettavano.
La sua istruzione era singolare per un re. Egli avrebbe potuto insegnare teologia al Collegio Romano; ma ignorava completamente la storia, il diritto pubblico, l'economia sociale. Non un sarto di Lamagna avrebbe tagliato un uniforme come lui; ma e' faceva manovrare le truppe a controsenso. Sapeva il Bollandista a menadito; ma e' non seppe mai perdurare nella lettura di un romanzo, di un poeta, di un filosofo, di un istorico. E' chiamava il signor Thiers un compilatore di almanacchi! Aveva in orrore il teatro. Ond'è che accolse con entusiasmo l'idea della regina Teresa, un dì canonichessa a Vienna, brutta e gelosa, la quale propose di tuffar le ballerine in un paio di brache di percallina cilestre larghissime e di cucirle in un canzou chiuso fino al collo.
Egli diceva ad ogni pie' sospinto, come Luigi XVI disse una volta sola, in una circostanza solenne: «È legale, poichè io lo voglio!» Il sentimento della giustizia e del diritto gli mancava organicamente al par di quello del bello fisico e morale. Non comprendeva che l'utile.
Re Ferdinando fu duro verso suo fratello Carlo e verso l'infelice suo figlio Francesco II, cui aveva avuto da una prima moglie. Verso i suoi altri figli e fratelli fu equo e tollerante. E' scendeva di vettura di cavallo per baciar la mano ad un frate o ad un prete che passava; ma si tenne per offeso quando lo tzar Nicola gli presentò a Napoli il conte Orloff ed il suo bel cane come i soli suoi amici! Egli dava un baiocco ad un povero che incontrava; ma dimandava una piastra al suo cavalier di compagnia per fare quella limosina e teneva per sè il resto.
Offriva un sigaro ad un generale, passando una rivista, ma gli prendeva un grazioso scibuk di schiuma ed ambra. Gustava al pane del soldato onde avere il pretesto di trovare il pane cattivo e far pagare agli appaltatori una forte ammenda, cui intascava. Canzonava volontieri i suoi ministri, ma per soggiungere con più famigliarità: «Padroni miei, voi rubate: fatemi la mia parte.» Affettava una grande semplicità di vita, unicamente perchè le pompe reali, le feste, i balli, i pranzi, le caccie, si pagavano dalla lista civile. Non amò che le sue mogli; dapprima, perchè una ganza era per lui una superfluità, poscia, perchè la gli sarebbe costata denari.
Tutto era reale nel suo regno; i lazzaretti, le fogne, il boia, l'ospedale delle donne pubbliche,—tranne il palazzo reale che fu dichiarato nazionale perchè occorrevano due milioni per ripararlo e mobigliarlo. Il debito pubblico esso pure fu dichiarato nazionale,—avvegnachè contratto interamente per pagare tre ristaurazioni borboniche, gli austriaci, gli svizzeri e mons. di Talleyrand, il quale prese 10 milioni per perorare la causa di re Nasone al Congresso di Vienna. Spirito pieno di taccole carattere falso e basso, tendenze sordide e feroci, sussiego militare da caporale avvinato, divozione interessata,—specie di usura fatta con Dio,—oltracotanza senza pericolo, ostinazione senza discernimento, cupidità senza scelta, assenza di gusto, di tatto, di finezza, di nobiltà di sentimenti delicati, di voluttà squisite, di vizii grandiosi, di virtù utili, di sapere politico, di fiuto dell'opportunità, di coraggio di uomo, di tenerezza cristiana, jattanza di forza fuori proposito, di dritto non contestato…. tali erano i tratti principali del sovrano cui Bambina andava a salvare: Falstaff innestato sopra sant'Ignazio!