Il mattino era splendido. Il cielo aveva i riflessi dell'oro stemperato nell'azzurro. Un vapore dalla tinta violetta avviluppava ed addolciva il paesaggio.
Come era stato convenuto, il principe di Schwartzemberg, dando il braccio a Bambina passeggiava nel parco, vicino l'Eremitaggio. E' parlava poco, provava un sentimento indefinibile all'interno trovandosi in contatto sì intimo con una persona la cui condotta era equivoca, il cui scopo era un mistero. Bambina lo comprese e ritirò dolcemente la sua mano dal braccio dell'ambasciatore, facendo sembiante di cogliere il grande fiore di una coccinea color cupo.
—Qual è il nome di questo bel fiore signor principe? domandò ella.
—Io ne ignoro il nome italiano, rispose l'ambasciatore; ma se la memoria non mi tradisce esso si addimanda qualche cosa come lychnis Haageana hybrida.
—Chi sospetterebbe giammai, ascoltando i nomi stravaganti che danno la tortura alla lingua ed alla memoria e cui la scienza infligge al fiore ed all'uccello, chi sospetterebbe mai, riprese Bambina, ch'e' si tratti dei più meravigliosi splendori della creazione? I nomi con cui la società gualcisce talvolta le persone e le azioni hanno sovente questa medesima bizzarria.
Il principe, la di cui anima mormorava, lui inconsciente, i nomi misteriosi di spia, di denunziatrice, di segugio da bargello, comprese la lezione e si tacque. Ma egli non osò offrire di nuovo il braccio alla giovinetta. Il re, che giunse allora, fumando il suo sigaro, li sorprese zozzando fianco a fianco. Ei fece un segno al principe di seguirlo ed entrò nel palazzino in mezzo al parco.
Ferdinando era solo. Il custode dell'Eremitaggio aprì immediatamente il piccolo salotto ai visitatori. Il re indicò al principe di chiudere la porta e disparve.
—Egli va a pregare in qualche angolo, disse il principe a Bambina.
Sovvengavi della piccola lezione che vi ho fatta sui modi della corte.
—Sarà difficile, rispose Bambina: l'emozione mi coglie.
Il re rientrò e restò in piedi vicino ad un tavolo rotondo in mezzo al salotto.