I delegati di Foggia e di Reggio ritirarono la loro opinione precedentemente espressa, ed aderirono alle conclusioni di Don Diego. Tiberio protestò a nome del comitato, radicalmente contrario a questa dottrina. Si passò oltre, si stava per procedere alla scelta di colui a cui incomberebbe l'esecuzione del terribile mandato, quando un grido risuonò nella camera, seguito dalla parola: la polizia!
Tiberio e Don Diego riconobbero Bambina.
Bambina li aveva riconosciuti.
Secondo gli accordi presi col principe di Schwartzemberg, Bambina alle dieci della sera, aveva messa una lampada sulla finestra della sua camera per indicare che la riunione aveva luogo. La sua camera sporgeva sulla strada, ove si apriva il gran cancello della villa. Di dietro la persiana chiusa ella aveva visto venire i congiurati, li aveva scorti circolare nel giardino, poi scomparire nel padiglione, ove i membri del comitato, che visitarono lady Keith, li avevano raggiunti. Da lungi, al cancello mal rischiarato nel giardino avvolto interamente, nelle tenebre, ella non aveva potuto distinguere alcuno, nè fra i delegati, nè fra i visitatori della padrona della casa. Ma quell'affluenza straordinaria di persone, la loro attitudine, le avevano confermato che la riunione si assembrava. Il suo cuore battè con violenza!
Da quattro giorni ella discuteva la sua condotta in sè stessa e traversava tutte le fasi del rimorso e della speranza, del male che probabilmente ella faceva a taluni, del bene che per fermo ella operava in pro' di suo fratello. Ella si era dette tutte le ragioni; ella si era rivolti tutti i rimproveri: ella aveva sentito tutte le torture del dubbio e dell'esitazione, del terrore e del trionfo. Questa lotta tra la coscienza ed il dovere, tra le esigenze della fraternità e l'obbrobrio sociale, l'avevano spossata. Si sentiva affranta, impotente a riflettere ulteriormente, a reagire, a resistere: le rapide correnti del destino la trascinavano. Non pensava più. Si risovveniva degl'impegni presi e li compieva meccanicamente. Ella aveva impallidito e dimagrato.
Alle dieci, Bambina aprì la persiana, posò la lampada sul davanzale, si mise a cucire non so che, ed attese. Passò un'ora. Sperò. Essi avevano forse rinunziato al convegno o lo avevano obbliato.
Ahimè! povera fanciulla, no: eccoli che giungono.
Sulla strada, di rimpetto alla finestra, vicino al muro che cinge la villa, nella penombra che produce il lampione a grande distanza, innanzi l'edicola di una madonna di villaggio poveramente rischiarata da una tisica lucerna, due persone si fermano corto e sbirciano intorno. E' sono venuti a piedi han lasciato la carrozza ben lontano, perchè Bambina non ne ha udito lo strepito. Un momento scorre, poi uno dei due uomini cava un zolfanello chimico in cera, l'accende e l'avvicina al suo viso per allumare il sigaro. L'altro cava di tasca una pezzuola bianca e la porta alla sua bocca.
Eran essi: re Ferdinando e l'ambasciatore d'Austria.
Bambina tenta di alzarsi. Non può; le gambe barcollano. Un secondo zolfanello è acceso; per la seconda volta la pezzuola bianca dà il segnale. Bambina fa uno sforzo potente sopra sè stessa e si precipita per le scale.