—Il tuo destino è fisso, riprese Concettella: la polizia non può fare più nulla contro di te. Per degli anni e degli anni tu hai del pane, tu hai un tetto, tu hai un qualche cosa che ti copre la persona. Il birro non ti può angariare. Tu non sarai più soldato. La polizia non ti strapperà una sorella od una moglie che ti farà poi trovare vituperata ed infame. Non ti metteranno in prigione e ti daranno i tormenti. Che cosa ancora? Conosco io forse fin dove si estende il terrore della polizia? Si dice che il re egli stesso ne ha paura. Tu sei più del re, allora. Ma egli, quel povero disperato! la polizia gli ha rapita la sorella e gliel'ha restituita spia. La polizia gli ha strappato dalla bocca la bricciola di pane che vi portava ogni qualvolta si provò guadagnarsela. La polizia lo ha sepolto a S. Maria Apparente per delle settimane, nei pozzi della cloaca, e l'ha torturato quanto tutti i martiri del calendario. La polizia l'ha rivomitato infine quando non era più che un mucchio di ossa frante e di piaghe imputridite. Quando mi è ritornato in quello stato…
—Tu l'ami, Concettella, tu l'ami, gridò Gabriele. Io sono perduto; tu sei perduta per me. Ah! sciagurata!
—Non obbligarmi ad interrogare il mio cuore, Gabriele, ripigliò Concettella: io non lo voglio. Che posso io farci? Non si è padroni di dire al proprio cuore: non intenerirti? E poi vi sono tante altre ragioni ancora. Un giorno, io non mi sono più trovata la stessa. Si è operato in me qualche cosa d'incomprensibile e di sorprendente: io ho conosciuto un amore tutt'altro che quello cui avevo provato fino allora, se tuttavia gli è amore quella immenso divampamento che io ho sentito. Non mi scuso, vedi! ho fallito; condannami. Non sono io che l'ho cercato. Non sono io che l'ho voluto. Ciò arrivò come una febbre in piena salute. Io non ho civettato. Mi sono anzi ingiuriata, ho pianto prima di soccombere: ho provato di sostenermi colla ragione. Nulla mi è valso: non ho resistito.
—Oh! sì, il mio male è irreparabile, sclamò Gabriele. Ebbene, io non mi rassegno. Io so che di qui non posso far nulla: ma il cuore vuole una soddisfazione qualunque, oggi di speranza, domani di sangue. Io veggo chiaro in questa situazione: tu sei stata il ferro, colui la calamita; tu hai scivolato, egli ti ha tirata. Tu hai subito la violazione della pietà avanti la violazione dell'amore. È colpa tua se non sei stata più forte? La tua forza era l'amore; tu non mi amavi più. Ecco la tua parte in questa catastrofe. Ora bisogna regolare i conti: tanto per te, tanto per lui.
—Nulla per lui, osservò Concettella. Sono io che ho mancato ad un impegno; sono io che sono stata debole. Io non invoco più alcuna scusa, poichè tu vuoi giudicarmi e non compatirmi. Se tu mi avessi amata per me e non per te, tu avresti pianto sulla mia caduta e mi avresti aiutata a rialzarmi. Poichè la pietà, i riguardi, le considerazioni giuste e generose sulla mia posizione sono messe fuori discussione, resta pure severo ed intero e non occuparti della parte degli altri. Tu non hai a fare che con me. Non ho io ragione, signori? dimandò Concettella alzandosi e rivolgendosi al giurì dei galeotti che li ascoltava.
—Sia, signori, sclamò Gabriele, volgendosi alla sua volta ai suoi compagni di bagno. Poichè essa v'invoca come giudici, giudicate il caso.
Un sordo bisbiglio circolò nel gruppo dei forzati.
Quegli uomini, cui la giustizia aveva colpiti come felloni contro la società, erano incaricati di pronunziarsi sur un fatto che implicava la vita o la morte di quattro individui: Don Diego, Concettella, Filippo e Gabriele. Essi sembravano respingere il mandato.
—In nome della misericordia di Dio, signori, sclamò Gabriele, voi sopratutto che non siete qui nè per omicidio nè per depredazione, signori, siate giudici del nostro fato. Voi sapete di quale grave bisogna e' si tratta; e voi non ignorate cosa debba inevitabilmente seguirne. Mettiamo solamente i termini del fatto nel suo pieno giorno. Quella donna era mia fidanzata; ella si è data ad un altro. Le ragioni, o piuttosto le fatalità che l'hanno trascinata, ha ella detto, sono state: la miseria, la pietà. La miseria e la pietà sono state, ne convengo, i complici; ma chi è il colpevole responsabile in questo delitto?—ella che non aveva il diritto di soccombere, lui, quel prete infame, che non ha respinta la tentazione ed ha abusato della debolezza di quella sciagurata?
Mettere la questione così, dallo stesso interessato, gli era un assolvere anzi tratto Concettella. Forse gli è questo appunto che Gabriele desiderava. E' vi fu un bisbiglio generale nel gruppo dei galeotti. Tutti si favellavano a voce sommessa, l'un l'altro. Gabriele erasi lasciato cadere in un angolo come affranto, aspettando il verdetto paventato. Concettella, afferrata alle barre del graticcio, guardava Gabriele con ansietà. Infine Filippo gridò pel primo, con voce alta e ferma: