—No, non è la donna che è colpevole.

—Sì, gli è il prete che è colpevole, gridarono tutti di una voce sola.

Gabriele si alzò e passeggiò un istante dietro al cancello. Poi disse in tuono solenne:

—Riflettetevi bene, signori; perocchè la è una sentenza di morte che voi pronunziate a quest'ora. Io non so quando, come, da chi, questa sentenza sarà messa in atto; ma certo è che il prete morrà. Filippo, voi tutti, vi siete interessati; senza che, il bagno sarebbe la tomba. Ciò che mi succede, può succedervi. Noi siamo solidali della vendetta, onde significare al mondo che il galeotto è ancora un essere vivo di cui è mestieri inquietarsi.

Un momento di silenzio seguì il secondo appello. Poi tutti replicarono ad una voce:

—Si, noi lo attestiamo innanzi a Dio: gli è il prete che fu colpevole.

Gabriele si concentrò per un momento, poscia volgendosi ai suoi camerati, disse:

—Grazie. Io credo che il vostro giudizio è secondo giustizia…. secondo il cuore.

Rivolgendosi quindi a Concettella, soggiunse:

—Donna, io ti rendo il tuo giuramento: noi non siamo più nulla. Non ritornare più qui; io non ti riceverei altrimenti. Noi siamo oggimai stranieri. Ti perdono il male che mi hai fatto. Rubare al prigioniero il suo raggio di speranza, gli era come un rubare al prete l'ostia consacrata sull'altare: ma t'hanno assolta. Tagliare il filo che attaccava questo sciagurato al mondo; avvelenare il soffio che gli arrivava ancora dalla società; rituffarlo nell'ergastolo dell'ergastolo, gli era un infliggergli la solitudine nelle tenebre; ma ciò ha trovato grazia nella considerazione di questi signori. Io mi associo a loro; io ti assolvo e ti scaccio. Sii felice, se lo puoi. Io te l'auguro. Esci adesso, va via subito, non torcere il capo, non guardare più da questa banda…. e' sarebbe un insultare la sventura.