—Ma! ecco dove per l'appunto tutti i governi s'ingannano, rispose Don Diego. Essi credono che il prete sia uno dei congegni dello Stato. Il prete, quale voi l'escogitate, quale lo avevate fatto, è al contrario direttamente ed indirettamente un lievito di rivoluzione. Il popolo soffre, ma esso comprende l'azione della polizia: quello schiacciamento è logico. Però lo spionaggio, la compressione, l'abbrutimento, la violenza, la corruzione, la servitù per mezzo del prete, rivolta il sentimento del popolo: questa missione del prete è anormale. Ecco perchè i governi a marchio clericale, sono i più abborriti ed i più minati dallo spirito rivoluzionario!
—Nonpertanto, interruppe il marchese, il papato, l'Austria, la Spagna, che hanno questa tempra ultramontana e clericale, durano da secoli.
—Gli è che il principio vitale di questi Stati non risiede nella religione. Il papato dura in virtù della coalizione di Europa; l'Austria, per l'antagonismo delle nazionalità rivali dell'impero e l'unità dell'esercito e del centro goverativo: la Spagna, per la corruzione dei costumi, l'atrofia intellettuale, e la sequestrazione dallo spirito nazionale: la Spagna è l'Africa dell'Europa! D'altronde, gli Stati romani, l'Austria, la Spagna sono un anacronismo¹: e' vivono dei secoli passati. La società rinnovellata nel 1789, non vi si è ancora organizzata. Ma guardate la Francia. Napoleone procede al dispotismo interno mediante la ricostruzione previa della chiesa ed il restauramento del papato. Però, quando al momento del supremo pericolo egli fa appello alla nazione, la nazione si è dileguata ed ei si trova solo. Carlo X cercò l'appoggio clericale; fu spazzato via. Guizot carezzò il clero come un elemento ed un istrumento del partito conservativo; egli traballa sulla sua base. Il popolo non vuol sentire altrimenti la mano del clero che per benedire coloro che credono,—per soccorrere la sventura e la miseria. Presentarglielo sotto altra forma, sotto la forma di ceppo al movimento, al pensiero, al progresso, allo sviluppo sociale,—che si addimanda rivoluzione quando scoppia—; fargli vedere il prete come alleato naturale del re, del prefetto di polizia, del gendarme: gli è un farglielo odiare ed un far odiare nel punto stesso il governo che se ne serve; gli è un precipitare la rivoluzione mediante la ruota stessa del freno. Ecco l'azione indiretta della religione sulla rivoluzione. L'azione diretta gli è il dispotismo assoluto, senza controllo, senza appello, del vescovo sul prete, cui ribadiscono i governi che riconoscono la libertà della Chiesa. Tutti i preti, in forza di ciò, sono rivoluzionarii nell'anima. Coloro che non si pronunziano, sono trattenuti dalla paura, dalla vecchiezza, dall'imbastardimento, dall'interesse, dall'imbecillità, perchè temono di compromettere un lucro, ovvero perchè la violenza li schiaccia. Voi avete quindi il prete o nemico, o organo tiepido nel vostro cómpito, o pronto a disertare al primo incontro.
¹ Si ricordi che siamo nel 1847.
—Ma allora a che dovrebbe servire, secondo voi, la religione in uno Stato? dimandò il marchese. Perchè la religione essendo un elemento della forza governativa uno Stato non può negligerla.
—Certo, no, riprese Don Diego. Ebbene, se voi desiderate che la religione sia un elemento di forza e non un elemento deleterio di governo, gli è mestieri lasciarla negli strati del popolo e non mischiarla alla gerarchia amministrativa. Più voi innalzate la religione verso il potere, più ne neutralizzate l'efficacia. Compromessa, essa vi domanda un'indennità, essa si impone a voi, diviene esigente e vi procura degl'imbarazzi, senza rendervi alcun servigio. Lasciata come una funzione puramente sociale, come la medicina, la giurisprudenza, l'agricoltura, la religione diviene un moderatore democratico, il parafulmine del trono. Non più clero, ma il prete. Non più episcopato, ma il vescovo. Non più papato, ma il decano dei vescovi. Non più Chiesa nello Stato e fuori dello Stato, o Chiesa-Stato, ma una dottrina morale che segue o subisce le evoluzioni della civiltà per mezzo della scienza, come la filosofia, la chimica, la fisica, l'astronomia, l'antropologia, la storia naturale. La religione è una faccia postuma della vita generale del mondo. Ecco come io la comprendo, questa religione. Ecco ciò che intendo fare nella mia diocesi, io. Ecco l'attitudine che io prenderò di rimpetto al papa e al re. Io sarò il centro di tutti i raggi di un cerchio; non sarò nè il cerchio nè i raggi. Io sono popolo e resto con lui.
—Codesti sono vaneggiamenti, sclamò ghignando il marchese di Sora. Il clero è la gendarmeria delle coscienze; noi non andremo a scioglierla con cuore leggero ed orbarci di un aiuto. Solamente e' bisogna capovolgerne la missione. La religione fu sin qui un istrumento del dispotismo: bisogna farne un istrumento di libertà.
—Ecco l'illusione eterna della democrazia. Dove è corpo, vi è organismo; ove è organismo, vi è centralità: dove è concentrazione di vita e di forza, vi è dispotismo inevitabile. Voi lasciate l'ente clero? esso sarà mai sempre una ruota della forza governativa, che la fonde in quell'altra ruota più assorbente ancora, la burocrazia. Clero e democrazia, burocrazia e democrazia, corpi costituiti nello Stato e libertà, saranno sempre delle antinomie. Il popolo si governa con altra legge: l'affinità della razza e la coesione sociale degli interessi. I vostri organismi parassiti esterni, alla superficie, saranno sempre un intoppo, una difficoltà, una causa di ritardo al progresso. Perchè le scienze vivono e progrediscono? perchè sono un prodotto individuale al profitto dell'interesse sociale. La religione deve avere la medesima essenza, la medesima natura, il medesimo carattere. Io non ne farò altro.
La conversazione fu interrotta. Il re chiamava il ministro, e Don
Diego non potè entrare negli sviluppi pratici delle sue viste.
Re Ferdinando voleva sapere precisamente qual fosse l'opinione del marchese di Sora sul carattere, i principii, i costumi, del nuovo vescovo.