Bambina infine era guarita. Si era alzata. Lo si crederebbe? La prima volta che uscì andò ad inginocchiarsi al confessionale del P. Piombini.
Ella non trovò nulla a dirgli; e non fu anzi che ascoltando la voce profondamente commossa del gesuita, il quale le domandava conto di sua salute, ch'ella si avvide ove fosse. Tremò e pianse. Il P. Piombini non le fece la minima allusione al suo amore. Bambina si limitò a ringraziarlo. Di che? Perchè? Eccoli alla quistione. Il gesuita ringuainò la sua logica e le disse per addio:
—Figliuola mia, attendo oggi o domani il risultato di una pratica gravissima che ho fatto. Domani sera, a mezzanotte, verrò a parteciparvelo. Ciò ci riguarda.
—A mezzanotte! sclamò Bambina. Ma Concettella è là.
—Che importa? rispose il gesuita. Quando si spianano delle montagne,—ed è questo ch'io sto facendo,—non si guardano i piccoli mucchi di terra che le talpe innalzano in un giardino.
—Ma che avete voi a dirmi!
—Nulla, in questo momento; perocchè io non sono sicuro di nulla.
Forse una notizia inebbriante domani a sera. Verrò.
E senza aspettare altra risposta dalla giovinetta, il P. Piombini chiuse lo sportellino del graticcio ove era Bambina ed aprì quello del graticcio opposto per udire un'altra confessione.
Le ore che seguirono, fino alla mezzanotte del dì seguente, furono spasmodiche per la giovinetta e pel gesuita,—per la giovinetta sopra tutto. Ella si credeva intimato il pagamento del suo debito. Il momento di confidarsi a Concettella era arrivato.
Bambina raccontò tutto alla concubina di suo fratello, piangendo, desolandosi. Concettella pianse con lei e provò di consolarla. Che poteva ella? indorò il malanno e, per pietà, glielo presentò sotto un aspetto cui Bambina non aveva neppure sospettato. Concettella non riuscì ad ammaliare lo spavento di Bambina, ma ne scongiurò gli spettri fantastici.