Questo stato di spirito, questa situazione minaccevole, la malattia di Bambina, avevano prodotto una certa diversione al compimento delle gioie del Padre Piombini, ma tutto ciò non aveva di guisa alcuna diminuito il suo amore. Al contrario, questo amore ingrandiva in ragion diretta dello sforzo, del pericolo, delle difficoltà, dei ritegni, dell'aggiornamento, ed avendo cominciato da un semplice appetito dei sensi aveva finito con l'estasi dell'anima.

Il ritorno alla salute di Bambina, la risposta del P. Rothaan che la secolarizzazione sarebbe accordata se il socio persisteva a dimandarla dopo più matura riflessione, avevano precipitata la crisi. Il P. Piombini aveva reiterata la dimanda di lasciar la Compagnia di Gesù, senza fare la minima allusione alla sua fortuna, onde scartare gli ostacoli e le lungaggini, ed era uscito due volte per andare a vedere Bambina.

Quest'ultima circostanza era stata comunicata per corriere espresso a Roma, ed il P. Rothaan aveva consultato il consiglio dell'ordine, se bisognasse per sopire lo scandalo, prevenire il male, evitare un danno alla Società, e, ad majorem Dei gloriam e per l'onore della chiesa, lanciare il fulmine sul capo della maliarda.

La maggioranza del Consiglio aveva opinato, con aggiustatezza, che la morte della giovinetta aumenterebbe ed aggraverebbe il parossismo; che l'amore non muore che di pletora e di sazietà; che, Bambina morta, il P. Piombini odierebbe la Società la quale l'aveva uccisa e cercherebbe farle il massimo male; che il delitto poteva essere provato…. insomma, prevalse l'avviso che bisognava lasciare in vita la ragazza ed il P. Piombini libero, onde guarisse il suo amore con l'amore, salvo a….

Quel salvo a, restato in bianco nella decisione del Consiglio, era la fatalità di due vite.

La partenza di Don Diego, il dolore di Concettella,—divenuta tetra e funebre, sapendo qual sorte si librasse sul capo del suo amante,—immersero Bambina nella solitudine. Le visite del P. Piombini non l'avevano sollevata. Il gesuita aveva svegliato in lei la donna, egli le aveva fatto intravedere dei pianeti incogniti nell'infinito dell'amore, ma non l'aveva sedotta. Bambina sarebbe stata felice di averlo per amico; come amante, lo abborriva.

All'età di Bambina, nello stato verginale del suo corpo, nell'ignoranza dei misteri del piacere, l'amore è ancora un fiore ed un incanto dell'immaginazione. Gli è più tardi ch'esso sconvolge il cuore ed i sensi. Bambina non poteva dunque concepire l'amore sotto la forma, sotto le vesti di un gesuita. D'altronde non aveva essa carezzato il fantasima, sotto l'immagine del barone di Sanza, bello ed elegante giovanotto? Il gesuita non possedeva la lingua immaginosa della passione falsa o superficiale. Il suo amore profondo e vero lo rendeva laconico. Un uomo che ama sinceramente, potentemente, non trova altra cosa a dire che: Io ti amo! Un amore gassoso si spande in frasi, tropi, immagini, eccessi, si inebbria non potendo identificarsi.

Ma il P. Piombini portava in lui una significazione terribile: era una scadenza! La sua presenza ricordava a Bambina il motto spaventevole che aveva pronunziato: La vostra anima per il mio onore! Il gesuita le aveva abbandonato l'anima. Bambina non ignorava ch'egli aveva compromesso ancora più: la sua vita, la sua considerazione, il suo dovere, e che correva formidabili pericoli. Ed ella? aveva ella tenuto la sua promessa? Il delitto, il male, hanno anch'essi il loro onore. Ella mancava all'onore ingannando quell'uomo, che avrebbe potuto esigere un pagamento anticipato,—ed ella avrebbe pagato,—e se n'era rimesso alla lealtà di lei. Abusarne non era dunque infame? Ella aveva presentato la sua mano all'addentellato, la macchina l'aveva acciuffata; era mestieri passarci tutta intera.

Ecco ciò che ruminava Bambina nella sua scura cameretta e sul suo letto della febbre, non osando confidarsi ad alcuno per alleviare il suo cervello oppresso ed irritato, non mangiando, non dormendo che con l'aiuto di una pillola di morfina, cui Concettella andava a cercarle ogni sera. Giammai creatura umana non sospirò tanto la morte per affrancarsi. La morte era una soluzione.

La sua innocenza le celava la gravità della profanazione materiale della sua persona. Ella non scorgeva nel pagamento del suo debito che un'idea vaga, indefinita, incommensurabile pertanto: la deflorazione morale dell'anima! Ciò aggravava la sua catastrofe e la spingeva alla disperazione.