La signora salutò e si ritirò a ritroso.

Gli occhi del commissario si illuminavano.

L'ispettore rientrò. Campobasso fece un segno della testa, e due minuti dopo comparvero due bei giovanotti di una ventina d'anni. Restarono, cappello in mano, nel mezzo della stanza.

—Avvicinatevi, gridò Campobasso, alzandosi.

I due studenti avanzavano. Campobasso ne prese uno per le orecchie, e gli applicò, senza dir verbo, parecchi schiaffi sul viso. Poscia prese l'altro della medesima maniera e gli regalò la stessa correzione.

—Briganti! gridò egli in seguito, perchè non siete voi andati alla congregazione domenica scorsa?

—Mio fratello era ammalato, rispose il più giovane degli studenti, ed io restai a casa per accudirlo.

—Voi mentite, urlò il commissario. Voi siete due empi e mal pensanti. Il priore della congregazione si lamenta di voi. Non confessione, distratti alla messa, poco rispetto verso monsignor Scotti…. E poi, e poi, cosa sono codeste setole che portate sulle labbra?

I due giovanotti non risposero. Campobasso li riprese per le orecchie e, scuotendoli con violenza, strappò loro come potè la neofita lanuggine delle labbra.

—Dei mustacchi dunque? dei segni di libertini? Peste e sangue! noi vedremo codesto. Don Severio!