—Un avvocato che si tace? donde diavolo sbucate voi zzi prè! Cesare aveva paura del silenzio di Cassio. Il marchese di Sora, il nostro ammirabile ministro di polizia, non ammette neutri.

—Ma allora….

—Ah! allora gli è mestieri essere accorti. Noi siamo degli uomini di affari qui e non dei missionari che esercitano un apostolato, come dice il nostro grande messia Giuseppe Mazzini. Io traffico elemosine e messe; io sono intermediario tra il cielo e la terra per la pesca delle anime del purgatorio che cacciamo in paradiso. I miei azionisti, che hanno accomanditato questa santa tratta, non capiscono un'acca di costituzione, di unità italiana, di costituenti, del diavolo e di sua moglie. Essi mercanteggiano anime di trapassati, non di cittadini del regno costituzionale delle Due Sicilie. Bisogna restar fedeli al mandato. Servire i nostri amici, ma non solleticare la folgore assopita dei nostri nemici. Davvero! noi saremmo proprio bene avanzati se chiudessero la nostra bottega. Capperoni! e le anime che bollono nel fuoco vendicatore e redentore? Ed i nostri padri, le nostre madri che ci tendono le braccia dal fondo della loro caldaia di zolfo? Ser abbate, vi do quattro carlini al giorno. Se ci f….. in gattabuia, e' non sarà il barone di Sanza che ce ne caverà e che vi darà soltanto tre calli.

—Volete farmi la grazia, signore, disse Don Diego dopo un istante di silenzio, di spiegarmi chiaramente e senza considerazioni indirette, la natura delle mie funzioni morali, oltre il conto materiale del danaro. Io non vi comprendo, perchè ho paura d'indovinar troppo.

Don Lelio appiccò i suoi occhi scrutatori sul viso del suo interlocutore e lo sbirciò lungamente. Don Diego, a sua volta, lo guardò negli occhi intrepidamente. Essi si squadrarono come due persone che vanno a battersi, cercando di pesarsi mutuamente, scandagliarsi, leggere l'uno nel pensiero dell'altro. Infine Don Lelio ruppe il silenzio.

—Siete voi ricco? dimandò egli.

—Sono un ciompo.

—Vi do allora otto giorni per trovarvi un altro posto. Questo qui, è al di sotto del vostro ingegno e della vostra coscienza.

—Voi mi mandate dunque via prima d'avermi messo alla prova?

—Io vivo troppo in mezzo ai preti perchè non mi abbia a sbagliare sul loro carattere. Io li detesto cordialmente, auguro loro tutti i gaudi nel paradiso e la galera in questo mondo. Voi siete prete, in dissidio con la chiesa, in uggia della polizia, fulminato dal vescovo, seguito alla pesta dal commissario del quartiere. Io non vi avrei mai scelto per mio contabile. I vostri amici, miei amici, vi hanno lanciato qui. Non vi respingo, ma non vi accetto per direttore della mia intrapresa. Coloro che hanno il diritto di parlare possono sapere ciò che dicono. Voi non avete che a ripetere come un pappagallo. Ripetete, ripetete, e rinunziate a comprendere. Ecco il vostro dovere. Voi ignorate il valore delle parole. Voi non sapete se, dicendo: viva il re! ciò non significhi bello e buono: giù coi Borboni! Voi non siete del comitato, ch'io mi sappia.