—Di guadagnare un terno alla lotteria? chiese Bambina, sorridendo.
—L'arciprete mi ha dimandato se voleva dare lezione ai suoi nipoti.
—Altri dicono: ai suoi figliuoli, obbiettò Bambina.
—Fanciulla mia, riprese Don Diego, non ripetere giammai ciò che si dice. Io sorrido di una malvagità che s'inventa. Una calunnia che si porta intorno, mi dà nausea.
—Portare intorno è più facile, osservò Bambina.
—Ebbene, rispose Don Diego, le avvenenze piaggiatrici di quell'uomo nascondono una trappola od una disgrazia.
—Perchè no un favore? sclamò Bambina togliendo su il tondo della polenta a cui suo fratello non toccava più, e mettendo sulla tavola qualche cipolla, qualche mela ed un pezzo di caccio di capra che civettava la pietra pomice.
—Un favore? replicò Don Diego sorridendo.
—Perchè no? quelle bestie lì sanno altrettanto bene leccare che mordere.
Il martello della porta scoccò tre colpi. L'orologio della chiesa suonò un'ora e mezzo. Il fratello e la sorella si guardarono negli occhi, come se arrivasse qualche cosa d'insolito e di straordinario.