—Di' al tuo padrone che gli porterò la risposta io stesso.

Cosa era quella lettera? che diceva essa?

Ritorniamo su i nostri passi.

Con suprema stupefazione di Antoniella,—la vispa governante di Don Domenico Taffa,—questi, di ritorno dalla sua visita a Don Diego, invece di coricarsi a mezza notte e dormire come un priore, secondo il consueto, aveva passeggiato nell'appartamento fino alle due del mattino ed aveva passato una notte insonne molto agitata, scattando dei monosillabi diretti a tutti i mobili. Levandosi alle sette all'indomani, si era tagliuzzato radendosi, aveva trovato Antoniella noiosa e seccante, il cioccolatte troppo denso, la camicia male amidata, gli stivali poco lucidi, aveva mandato tutti al diavolo ed era uscito alle nove, in carrozza, gittando per indirizzo al cocchiere:

—A S. Pasquale ad Aram.

Arrivando al convento dei cappuccini aveva chiesto di monsignor Cocle.

—È uscito, rispose il frate portinaio.

—Ha passata la notte qui?

—Sì.

—Al palazzo reale, gridò Don Domenico al cocchiere, risalendo in vettura.