—Se il suo amore è vero, egli persisterà, continuò Tiberio, deciso a non comprendere le illusioni di Bambina. D'altronde io lo farò sorvegliare.

—Che tristo mestiere! proruppe Bambina. I birri ci sorvegliano per salvare la società; son dessi meno orridi per ciò?

—Allora, io mi asterrò. Quanto a vostro fratello….

—Ah! fate attenzione….

—Quanto a vostro fratello, si diffida di lui. Il suo pensiero è malato: le sue tendenze non sono buone. Ma alcun atto, fin qui, non è stato allegato contro di lui. Io lo difendo ancora. Il suo carattere fosco, la sua aria incerta, il suo approccio poco simpatico, la sua timidezza, giustificatissima del resto, possono occasionare qualche equivoco. Ciò è di già troppo al suo posto. Tutto ciò, preso insieme, gli nuoce, vi nuoce, m'impone una grande circospezione. Voi vedete allora. Bambina, perchè….

—M'avendo detto l'anno scorso: io ti amo! interruppe Bambina, voi mi dite quest'anno: tu non puoi essere la moglie nè di un forzato nè di un ambasciatore! Il cuore non ha nulla a vedere lì dentro, non è vero? Perchè codesto monello si mette desso ad amare senza consultare l'almanacco di Gotha ed il termometro politico? Correre il rischio di amare la sorella di una spia? orrore! Ebbene, signor barone, davvero, quando voi sarete ministro, bisognerà stabilire un lazzaretto per i cuori nella situazione… del mio. Vi si vedrà chiaro almeno, dopo aver purgata la contumacia. Ma non parliamo più di ciò. La questione è esaurita. Io sono libera.

—Della calma, Bambina, della calma, disse Tiberio alzandosi. Non si gettano gli amici dalla finestra con tanta leggerezza, per un dispetto inopportuno. Mia madre e mio padre vi amano; io vi ho sempre cara più che sorella. Malgrado il vostro risentimento io m'interesserò dunque a voi. In tutte le peripezie della vita, voi non avete che a dire una parola per vedermi presso di voi. Non ci diciamo addio dunque. D'altronde io ho il convincimento che i sospetti che sorgono contro vostro fratello, si dissiperanno.

—Non una parola di più su mio fratello, ve ne supplico. Torturatemi tanto che vi piace, ma non sporcate, neppure col pensiero, questo sventurato che lotta in mezzo al naufragio. Voi non eravate crudele un tempo. Parlategli, spiegatevi con lui, dimandategli ragione della sua vita, della sua anima, scandagliate quel cuore che è un abisso di dolore. Ei non vi nasconderà nulla.

—No, figliuola mia, ciò non si può. Io non sono il suo giudice d'istruzione. Io vi ho riferite, come un fratello a sua sorella, le terribili insinuazioni che corrono sul suo conto. L'avvenire lo giudicherà, ne son certo. Ma io non posso dimandargli ch'ei si difenda. Dovrei cominciare per significargli i suoi accusatori ed i suoi giudici,—ciò che io non posso. Nel nostro partito, noi giudichiamo gli atti. Ebbene, ch'egli cessi di frequentare Don Domenico Taffa e di mandarvi a prostituire l'anima al confessionale di un gesuita.

Quest'ultima parola cadde come il fulmine sul capo di Bambina. Ella divenne cadavericamente pallida, ed articolò appena le parole: