—Ah! Diego, se nostro padre e nostra madre sorgessero dalla fossa e ti udissero!
—E' comprenderebbero perchè sono crepati, l'uno sarto tisico, l'altra tessitrice alla giornata, per rammollimento della midolla spinale. Io, io morrò vescovo; tu, tu morrai grande e ricca dama.
—Ma chi dunque ti ha pervertito così in qualche ore?
—Essi, essi! per Dio! Io non avrei dimandato nulla di meglio che di restar tranquillo e miserabile nel fondo della mia provincia, nella nostra povera casa, vivendo nel mondo ideale dei libri, reprimendo l'ambizione, i desiderii, i bisogni, facendomi oscuro e piccolo, sorvegliando il tuo candore e non sperando null'altro in vita mia che vederti maritata ad un artigiano laborioso come i nostri parenti. Chi è che mi ha sbarbato da quella terra madrigna, da quella casa crollante, dal suo onesto focolaio? Chi è che ci ha trasportati qui? Un vescovo, il quale, col medesimo colpo, mi strappa il pane dalla bocca, l'onore, la pace, il presente per me, l'avvenire per te.
—Ah! gli è pur vero! balbettò Bambina.
—Qui, io avrei ben voluto vivere del mio lavoro, del mio mestiere, fare il mio dovere nell'oscurità, darti il pane, il ricovero, la prosperità, la gioia del cuore, la pace per il momento… Chi è che si è gittato a traverso del mio cammino? La polizia. Tu non dirai la messa; tu non insegnerai; tu resterai perpetuamente sotto i nostri artigli; tu denunzierai; tu prostituirai tua sorella; tu farai getto della tua anima; tu propagherai la corruzione nel popolo; tu spierai i guaiti dell'infortunio e ne formulerai un rapporto per il ministro della polizia… ecco! Voglio io resistere? mi si tende una trappola ove noi cadiamo senza onore, feriti, gualciti, infamati anzi tratto, dileggiati, soli, sotto i piedi di accusatori infami. Voglio io lottare? non ho armi.
—Mio Dio, mio Dio! che abbiam dunque noi fatto a Dio, che ci tratta così?
—Lasciamo Dio e pensiamo agli uomini. Son dessi che fanno il male, ed è ad essi che occorre renderlo.
—No, no: restiamo vittime, sclamò Bambina. Sovvienti, Diego, delle parole di nostra madre, accanto al nostro povero fuoco, quand'ella non poteva più lavorare: Coraggio, figli miei, diceva la povera donna, Dio non paga il sabato.
—Nè la domenica, nè il lunedì, nè alcun giorno della settimana…. Io attendo il mio salario da quarant'anni. Giammai. Il dado è gettato. Io voglio esser vescovo. Io l'ho promesso a mons. Laudisio. Io me lo son giurato. Mi domandano seimila ducati. Non li ho, non li avrò mai a meno che non vada ad arruolarmi come brigante nella banda di Talarico. Se io avessi un segreto di Stato a mettere a partito,—uno di quei segreti che fanno marciare i complici, che s'impongono al re, di cui si traffica come d'un diamante, quando il coltello od il veleno non saldano la reale riconoscenza…—Ah! se io avessi un segreto di questa natura… io forzerei il pastorale a venirsi a collocare fra le mie mani. Ma non vi sono che i ministri ed i grandi confessori che posseggono di cotesti segreti, ed essi ne usano per loro proprio conto. Che mi rimane allora? Te, Bambina, te mia pura, bella, fragile e santa creatura.