—Me! e come? sarebbe dunque possibile? sarebbe dunque vero?

—Ascoltami bene, figlia mia. Io ho capito infine il gioco di quel Don Domenico Taffa che ti domanda in matrimonio. Il barone di Sanza aveva ragione. Egli è un uomo infame, un ambizioso abbietto, e che vuol essere segretario generale o consigliere di Stato e che trafficherebbe di te per il suo unico profitto. Ed io! io resterei gocciolone come prima.

—Avevan dunque ragione?

—Avevan ragione, ma s'ingannavano su questo: poichè bisogna assolutamente che tu sii il prezzo dell'ambizione di qualcuno, tu lo sarai della mia.

—Diego! no, non sei mica tu che parli così.

—Son io, proprio io. Io sono deciso e tu mi salverai, Bambina. Io non so troppo ancora ciò che farò. Io mi aggiro come un cieco in mezzo di quest'orrido mondo, mi smarrisco. Io non conosco ancora la via dell'infamia dorata, vado a tastoni, scandaglio… Ma, sii tranquilla; finirò per orientarmi. Solo, non posso nulla. Poi, un uomo che cade, cade per sempre; la sua perdita è irreparabile; il tempo lo sprofonda sempre più, nulla nè alcuno non lo rilevano. La macchia dell'uomo è incancellabile: la porpora di re o di cardinale, i ciondoli di diamanti, la mozzetta di papa, la livrea di ministro, l'uniforme di generale… nulla vale! l'infame resta infame. Se i contemporanei taccionsi, la posterità grida con tanta più veemenza. Io mi perderei con un profitto minimo e lo spettro del mio delitto m'avvilupperebbe del suo eterno riflesso. Gli stolidi! E' paventano ch'io li tradisca? Ho troppo spirito per non precipitare sì a fondo, per non darmi a mercè per così poco. Io penso, al contrario, impormi loro e soppannarne la mia fortuna.

—Tu mi sollevi di un gran peso, Diego, sclamò Bambina. Rinunzia però al resto.

—No, Bambina, tu non mi abbandonerai nel mio naufragio. Tu sola, tu puoi salvarmi, salvarci. La caduta di una donna non lascia tracce indelebili. Si ha pietà di lei. Si obblia, si perdona, si compatisce, si spiega l'infortunio, lo si circonda di tutte le circostanze attenuanti… Poi, un marito si presenta e tutto s'ingoia in quel baratro che assorbe la donna, che ne cancella perfino il nome. Questa tavola di marmo, allogata sur una cloaca, la cangia in altare.

—E la coscienza?

—Non parlare di ciò che tu ignori, fanciulla. La coscienza non è il pentimento, ma il rimpianto. Ora, tu non hai nulla a rimpiangere. Tu soccombi, tu ti sacrifichi, tu mi salvi…, il tuo cuore, i tuoi sensi, la tua volontà, la tua scelta, il tuo piacimento…, e' non vi sarà nulla del tuo. Che rimpiangeresti tu dunque? Ma una vita nuova ti sorriderebbe. Io lavorerei per te, per costituirti una dote. Io risparmierei. Brillerei. Avrei dello zelo…. Sorella di un vescovo! dotata della tua bellezza! all'età tua! sotto un altro cielo! Bambina, il tuo cuore si aprirà. Tu amerai. Tu potrai pretendere a tutto. Un giorno di lutto e di sacrifizio sarà presto obbliato: il sole dell'avvenire l'assorbirà. La colpa… l'è poi una colpa? si perderà nel silenzio.