—No, non è la bandiera russa. È dessa inglese, olandese, americana? Guarda, guarda ancora, guarda meglio, Cesara... Le stelle americane!
Sì, era un brick di guerra degli Stati-Uniti che bordeggiava al vento per entrar nella baia. Esso aveva seguìto la costa delle isole Aliutine, facendo osservazioni idrografiche ed astronomiche. Le trattative della cessione dellʼAmerica russa agli Stati-Uniti, erano cominciate e Lincoln aveva ordinato delle verifiche.
Unʼora dopo, la nostra baydara era in mare. Tre ore dopo, io parlava al capitano dellʼOcean-Queen. Cinque minuti dopo, Cesara ed io eravamo ricevuti in mezzo agli evviva entusiastici dellʼequipaggio. Un deportato polacco che aveva traversato tutta la Siberia per scappare allo Czar? che festa! che trionfo! che strepito nel mondo intero!
Unʼora dopo, Cesara ed io avevamo ricevuto degli abiti da marinaio. Le nostre pelli, i nostri arnesi di Yakutsk, i nostri intestini di morsa erano orrendi!
Metek non volle seguirmi. Egli pensava passar lʼinverno fra glʼindigeni, recarsi con loro alla fiera di Ostrovnoye, e con i Yakuti, che frequentano questa fiera, ritornare a Yakutsk. Io gli diedi tutto: provvisioni, viveri, armi, abiti, tenda... e dugento dei trecento rubli in oro che mi restavano.
Sciogliemmo dallo Stretto cinque giorni dopo. Costeggiammo lo Kamtsciatka. Da Petropaulowski, scrissi a mia madre, e la mia lettera, nel plico del capitano pel console americano a Varsavia, fu trasportata dalle poste russe...
Sposai Cesara a New-York, ove ricevei lettera e danari da mia madre e da... mio fratello!