I.
Noi dividiamo le idee del marchese Wielopolski[4].
I polacchi, e coloro che considerano la quistione al punto di vista esclusivamente della Polonia, respingono la teoria della disperazione proclamata da questo patriotta. Ma noi dobbiamo esaminare la questione al punto di vista dellʼEuropa e deglʼinteressi generali dellʼumanità. Non dobbiamo quindi preoccuparci dei lamenti, e, se volete, neppure dei dritti di un popolo che ci ha abbarbagliati delle sue imprese cavalleresche, commossi dei suoi infortuni. Esso espia le colpe della sua aristocrazia—cui non troviamo giammai nella storia al servizio della libertà, della giustizia per tutti, avendo pietà del popolo, risparmiando il debole.
LʼItalia ha espiati i delitti delle due Rome—lʼimperiale e la cattolica.—
I filantropi da congressi, i democrati da parata, attestano le loro simpatie ai vinti. Noi offriamo loro, di più, ciò che ci sembra la verità. Perocchè noi scriviamo con coscienza, noi che eravamo ieri ancora nei ranghi dei vinti e che siamo ancora oggidì nella posizione di minacciati.
Lʼesercito francese guarda a Roma, lʼaustriaco campa a Trento.
Lʼattitudine dellʼEuropa verso la Polonia sarebbe oltraggiante se la fosse volontaria. La stampa, che sʼinteressa alla vittoria di Gladiatore e si entusiasma ai gargarismi della Patti, registra con indifferenza lʼannichilamento della Polonia. E noi vediamo passare in mezzo a noi, senza provare il minimo turbamento, il minimo rimorso, lʼesiliato polacco, che porta, dʼordinario, così degnamente il peso della sua sventura. Non pertanto, malgrado questa indifferenza, si sente che la coscienza pubblica ha nel fondo unʼinquietudine dolorosa, e che vi restano ancora delle anime generose le quali sclamano: «No: la non può durare così! Gli è impossibile, non si può lasciar distruggere la Polonia dalla Russia, come si lasciano gli americani terminare la distruzione dei Pelle-rossi!» E si cerca allʼorizzonte se vi è una nuvola dal lato dellʼOriente che si oscuri, e cui si possa considerare come il precursore della tempesta. Eppure non bisogna dissimularlo: questa tempesta che taluni invocano, lʼimmensissima maggioranza la paventa.
La faccia dellʼEuropa è cangiata. LʼInghilterra si è ritirata sotto la tenda, non come Achille il quale tiene il broncio ad Agamennone, che digerisce nelle braccia di Briseide, ma come il Nestore della politica europea, per preoccuparsi deglʼinteressi seri della comunità e lavorare. LʼAustria, smozzata, cura le sue lividure e le sue piaghe al regime dellʼacqua di Jouvence della libertà. La Francia si prepara alla riscossa pel ricupero delle provincie e dellʼonore militare perduto. LʼAlemagna, costituita, termina lentamente la sua opera—pronta, un dì, a lasciare andare, se occorre, Posen e la Galizia onde annettersi lʼarciducato di Austria. Le idee economiche e sociali hanno preso il posto delle idee politiche nel regime internazionale. Il sistema delle alleanze, divenuto barbogio, ha ceduto il posto ai trattati di commercio. La riconoscenza del fatto compiuto è inserita come un principio nel dritto pubblico europeo. La ricostruzione delle nazionalità è considerata come una misura di ordine pubblico; ma unicamente quando ciò si compie senza turbare la pace generale e contro nazioni di razza diversa, non mica quando trattasi di nazioni consanguinee, tra le quali ei sarebbe pericoloso intervenire, fazioso pronunziarsi.
Questi cangiamenti dellʼidiosincrasia dei popoli e dei governi pesano singolarmente sulla quistione polacca e sulla politica generale, al punto, che se la quistione italiana fosse ancora da risolvere, egli è più che probabile che la non sarebbe neppur sollevata. E nondimeno, eʼ trattasi della razza teutona e della razza latina, lʼuna incontro allʼaltra, e non di due rami della razza slava, come nella quistione polacca!
Io so che questʼultima asserzione—la consanguineità della razza—è contestata. Perocchè la scienza ethnologica sopratutto non poteva sottrarsi allʼidrofobia della politica ed alle allucinazioni dei partiti. Ma, lʼho detto, io non mi colloco nè al punto di vista della Russia, nè a quello della Polonia, ma al punto di vista europeo, e quindi sul terreno dellʼimparzialità—se fuvvi mai storia imparziale! Imperciocchè, ove la coscienza è sincera, vi è il sistema scientifico, cui ogni istorico si è formulato, che può essere iniquo.