Poi, prima di guardare a Pietroburgo, ove è il padrone, il polacco non dovrebbe egli guardare a Posen ed a Lemberg ove sono i fratelli? Il polacco è più straniero al tedesco che al russo. Perchè dunque questa trascurata inazione per sollevare i polacchi della Posnania e della Galizia contro lʼalemanno, e questa attività aspra e persistente per liberarsi dal russo?
«I polacchi, diceva il marchese di Wielopolski, debbono preferire di procedere con la Russia alla testa della civiltà slava, anzi che trascinarsi alla coda dellʼoccidente».
Noi crediamo che il marchese aveva ragione.
La Polonia, fusa nella Russia, vi porta il dissolvimento—non il dissolvimento degli elementi naturali propri alla razza, ma dello tzarismo, che è stata lʼopera terribile della conquista,—provvidenziale per la ricostruzione della razza, necessaria alla conservazione di lei fino a che la fu nellʼinfanzia. Ora la Russia ha raggiunta lʼetà virile, che le permette di vivere da sè stessa, e di occuparsi della sua bisogna.
Questa riforma dello tzarismo è altresì una garentia per lʼEuropa. Perocchè la guerra e la conquista, per un popolo libero, non sono mica un istrumento di regno, il balocco di un principe teatralmente glorioso, od un deposito del cattivo umore di un ministro, ma unʼopera di fatalità e di polizia, a cui si ricorre allʼultima estremità...
Si è sempre considerata la Polonia come una specie di materasso tra lʼEuropa occidentale ed il mondo orientale, rappresentato dalla Russia. La Polonia non potrebbe rendere miglior servizio allʼEuropa, allʼumanità ed alla libertà, che cooperando alla metamorfosi della Russia, mediante il trasformamento dello tzarismo.
Ma, si dirà, perchè voi, che avete cooperato alla libertà dellʼItalia e trovate legittima la sua indipendenza e la sua unità, non vi ribellate contro il consiglio del marchese Wielopolski, il quale vuole il contrario di quello che fu fatto da voi?
La ragione è, che le due emancipazioni hanno un carattere radicalmente differente.
La rivoluzione dʼItalia ebbe un marchio puramente nazionale; quella della Polonia ha il carattere della supremazia di un ramo di razza sur un ramo consanguineo. LʼAustria era un Impero di razza teutonica; lʼItalia, una nazione di razza latina. LʼAustria non poteva assimilarsi lʼItalia, la cui civiltà valeva la sua, ma dominarla, trafficarne, tenerla divisa. Mentre che in Polonia trattasi di completare la razza slava, e che la Polonia confondasi con un popolo, alla cui civiltà essa servirà di locomotiva. LʼAustria non faceva allʼitaliano la sua parte eguale, come la fa oggidì allʼUngheria, come la Russia lʼoffre alla Polonia; ma essa considerava Milano e Venezia come suoi possessi, come conquista. Infine il Piemonte fu nobilmente, francamente italiano in mezzo ad italiani; la Polonia resta polacca in mezzo agli slavi. La fortuna, per ultimo, sorrise allʼItalia dandole Vittorio Emmanuele, e Cavour, chiamando Napoleone III allʼimpero; e la non ha, sventuratamente, ripetuto per la Polonia lo tzar Alessandro I.
Ma, in presenza delle necessità, della fatalità, il dritto esso stesso ringuaina la sua efficacia. Per i polacchi eʼ non si tratta più del modo di esistere, ma di esistere. Lo tzar—la Russia complice—sembra determinato a sterminarla, come i coloni inglesi operano lo esterminio dei maori nella Nuova Zelanda. LʼEuropa non torce più il capo verso quelle contrade della desolazione e del dolore. Il modo di resistenza consigliato dal conte Andrea Zamoyski è una formidabile puerilità: lʼannientamento volontario è un delitto. Che fare allora? Lo ripetiamo: esistere! Scomparire come corpo e rinascere come il cuore ed il cervello di un grande organismo, per farlo palpitare di una vita e di un pensiero nuovo. Cessare di essere una nazione per essere un popolo, il cui stato di civiltà esige un regime più libero, e stendere questo beneficio al resto della razza. Spegnersi come polacchi per risuscitare uomini e slavi, cittadini di un immenso impero, il quale ha il succhio della giovinezza ed a cui lʼavvenire appartiene, come allʼAmerica.