—Diavolo, amico mio, perchè non lʼhai tu detto più presto?
—Non si confessa di aver fame, quando il padrone non ne ha punto.
—Ma, figliuolo mio, il padrone divorerebbe in questo momento il cuoio del tuo zaino, e più volentieri ancora una costa di montone.
—Scherzi a parte, se vi piace, capitano! Il mio zaino ha avuto lʼonore di figurare sulle spalle di Talarico, ed io non lo darei per il pastorale del vescovo di Cosenza.
—Io non ne voglio davvero del tuo zaino, amico mio. Ma qualche cosa che rassomigliasse ad un pollo arrosto o ad una braciuola, eh! Se uccidessimo Demetrio, che da due giorni non schiude labbro? Che ne dici tu, Spiridione?
Demetrio mi guardò con due occhi che mi tolsero la voglia della celia per due giorni. E non rispose punto. Ma io lo vidi ritirare il fucile dal suo dorso, esaminarne lo scudellino—il suo fucile era ancora a pietra—poi accoccarlo. Io non garentisco che, nel mentre costui eseguiva lentamente queste operazioni, io fossi completamente tranquillo. Non dissi nulla pertanto e continuai a camminare. Ad un tratto, Demetrio si fermò, accostò il suo fucile alla guancia, mirò e tirò.
—E val meglio uccidere codesto, disse egli, che la gente battezzata, e mangiare di codesto che è più tenero.
Ed egli andò a raccogliere un colombo, cui aveva ucciso di una palla asciutta, ad una distanza prodigiosa. Il colpo levò uno stuolo di piccioni selvatici. Spiridione, che aveva il fucile carico a capriole, sparò a sua volta e ne stramazzò cinque o sei. In meno di dieci minuti il fuoco era acceso, e la cacciagione spiumata, rosolava sulle braci. Per me, Spiridione appese un piccione dai piedi, con una corda attaccata ad un ramo di albero, e lo lasciò arrostire girellando innanzi al fuoco. Mentre i volatili cuocevano, Demetrio varcò una siepe ed andò a cogliere alcune spighe di gran turco, che cacciò sotto le ceneri. Era il nostro pane. Il cavallo ebbe le foglie del granone, e non son mica sicuro se il suo intimo amico Spiridione non gli diede altresì a gustare unʼala o due di colombo.
Questi due esseri se la intendevano come una buona coppia parigina, in cui la moglie è il compare del marito ed il marito completa la moglie. Lungo la strada, Spiridione gli contava delle storie, gli zufolava delle canzoni. Imperciocchè, per fermo, ciò non poteva indirizzarsi a me, che non comprendevo verbo di albanese, e meno ancora a Demetrio il quale traversava unʼestasi eterna.
La vita di questo bel giovane, silenzioso e tristo, era una memoria—lʼamore per Aspasia che aveva lasciata a Lungro.