Trovandosi dʼincontro a questʼuomo, il capitano esitò.

—Ah! mio vecchio amico, sclamò mio zio con una voce tutto mele: come Dio vi manda a proposito! Come va la salute? ed i vostri piccoli? ed i bachi da seta? Fatemi dunque aprir questa porta. Io spasimo di abbracciar mio nipote.

—Che nipote?

—Ma, il marchese di Tregle, dunque! Voi nol sapevate?...

—Egli è dunque ancora colà?

—Lo credo bene! Non faceva che entrare, ero lì per raggiungerlo, quando, bum! mi si chiudono le porte sul muso.

Il capitano respirò. Eʼ cominciò allora a bussare ed a gridare:

—In nome del re! aprite, in nome del re....

Infrattanto la forza pubblica si accalcava e circondava casa e giardino. Impossibile di fuggire. Più il capitano bussava però, più lʼuscio restava chiuso e la gente di dentro silenziosa. Il padre di Serafina si trovava innanzi al portone come gli altri. Si era rimarcato che il mio cavallo era ancora alla scuderia. Dunque, io era in trappola. Il capitano fece unʼultima intimazione, dichiarando, che egli stava per rovesciar tutto, anche i muri, e si chiamò un chiavaio.