Questʼartefice arrivò. Il capitano gli ordinò di aprire.

—Piano, piano, prese a dire allora il mio eccellente zio; la legge è la legge, mio vecchio amico, ed essa è legge per tutti. Voi dovete entrar lì dentro per affar di servizio. A meraviglia. Io lo desidero più che voi, per abbracciare il marchese mio nipote. Un deputato che va al Parlamento, cappita? gli è interessante di essere zio di codesto, capite! Ma facciamo le cose in regola, senza che, io mi costituisco parte lesa, e vi chiamo responsabile di tutte le irregolarità. Lʼarticolo 23 della Costituzione dice: «il domicilio è inviolabile». Per lʼarticolo 38 poi, i deputati sono sottratti alla giurisdizione del potere giudiziario, civile e militare, senza il consentimento previo della Camera. Ora, chi sa, mio vecchio amico? Vi sarà ancora un Parlamento a Napoli: avete visto nella Gazzetta officiale del Regno, che è stato convocato....

Il capitano impallidì. Si trovava preso tra un telegramma del ministro e due articoli dello Statuto. Eʼ fece chiamare il sindaco.

Questo funzionario era lungo e sottile come un filo di telegrafo elettrico, strangolato nella sua cravatta, muto come una buca da lettere, notaio di professione, suonando lʼorgano alla chiesa per un salario di ventiquattro carlini lʼanno. Egli giunse alla fine, tirandosi a rimorchio il giudice di pace ed il di lui piede sinistro addolenzito dalla podagra. I tre funzionari scarabocchiarono un processo verbale, lo fecero firmare dai testimoni, tra i quali mio zio, che dopo di averne sorvegliato la redazione, ebbe altresì la soddisfazione di firmarlo come teste. Quindi, il portone fu scardinato. Quella gente si precipitò nella corte, non senza una tale quale trepidazione. Una parte scese in cantina, unʼaltra salì la scala. Ma, paf! sul ballatoio, lʼuscio del primo piano si chiude loro sul naso. Si batte di nuovo, si vocia unʼaltra intimazione, si redige un nuovo processo verbale, poi il magnano fa saltare la stanghetta della toppa ed introduce il magistrato nellʼanticamera. La porta della sala da pranzo si chiuse come eʼ mettevano il piede nellʼanticamera. Bisognò rinovellare lʼintimazione in nome del re, il processo verbale ed il resto. Breve, dopo avere violate così legalmente cinque o sei porte, si arrivò a quella della camera di Serafina.

Due ore erano passate.

Si bussò anche alla porta di Serafina.

—Chi è là? dimandò la giovinetta.

—Aprite, in nome del re.

—Non lo conosco.