—Se mi aggrada, e quando il mio innamorato non vi è.
—Che innamorato! ove è codesto vostro innamorato, alla fine?
—Cercatelo.
Le guardie rovistavano e rimuginavano di già da per tutto, dietro il piccolo letto, nellʼarmadio, nello stanzino di toilette, negli stipi e nelle scatole. Serafina li guardava fare ed una leggera smorfia sarcastica sorvolava per momenti sulle sue labbra. Infine ella fece un segno ed indicò che il suo amoroso seʼ lʼera sfumata dalla finestra.
Il capitano lasciò andare un malannaggia. Mio zio gli battè sulla spalla e gli disse:
—Voi siete un eccellente capitano; vi farò nominare maggiore alle prossime elezioni.
VII.
Quando entrai nella camera di Serafina, ella si alzava allora allora. Era ancora in negligé di mattino, in ginocchio dʼinnanzi ad una madonna grossolanamente miniata, e pregava.
Se voi non aveste mai in vostra vita, amici miei, uno di questi colpi-di-sole dʼamore fulminante, che sʼinfiamma in uno sguardo, che nasce radioso come lʼaurora, tutto armato, subito, infinito, questʼapoplessia del cuore in una parola, vi compiango: voi non conoscete lʼamore. Serafina mi aveva irradiato di questo amore abbarbagliante. Vedendola per la prima volta, credetti averla di già vista, di già amata, e lʼamai. Io era, in oltre, in una fase della vita in cui i minuti contano per anni.
Entrai dunque nella camera di lei e le dissi semplicemente così: