Ella mi fece chiamare. La trovai in piedi, vestita di unʼamazzone, in mezzo agli ufficiali dello stato-maggiore, pronta a mettersi in marcia con noi.
—Maurizio, ella mi disse, la moglie di Luigi IX di Francia, durante lʼassedio di Damiata, pregò il signor di Joinville di ucciderla, se la vedesse vicina a cadere nelle mani dei Saraceni. Il signor di Joinville rispose:—Regina, ci avevo pensato.—Voi che fareste in una simile circostanza?...
—Ciò che avrebbe fatto il signor di Joinville, risposi io impallidendo.
—Grazie, replicò Amelia. Mio marito è a Nagy-Szeben. Noi vi andiamo. Io vengo con voi.
Io aprii le mie braccia, ella vi si gettò; il patto era firmato.
Arrivammo lʼ11 marzo avanti al capoluogo dei Sassoni, chè anchʼessi aveano invocato lʼajuto dei Cosacchi. Il nemico si avanzava incontro a noi. Con uno slancio alla bajonetta lo respingemmo nella città. Gli Austriaci tentarono una seconda sortita, ne tentarono sei altre, e noi li costringemmo sempre a cercare un ricovero dietro i bastioni. La notte scendeva. Bisognava finirla. Bem lanciò la colonna di Bethlen, ove era io. Amelia si tenne presso il generale sopra una piccola altura, cui la mitraglia spazzava senza tregua. Invademmo i sobborghi, cantando un nuovo ritornello di Petőfi, ed ivi ci precipitammo contro la porta di Nagy-Szeben. Fummo forzati ad indietreggiare tre volte. Accadde allora un fatto, come se ne incontrano spesso nellʼIliade, e come un altro doveva accaderne pochi giorni dopo, il 4 aprile, a Nagy-Kata, fra il capo degli ussari croati, Riedesel, e il capo degli ussari ungheresi. Sebö. Il colonnello Tichter comandava la quarta sortita. Io slanciai il quarto attacco. Ci trovammo faccia a faccia. Ci riconoscemmo.
Amelia vedeva tutto, e indicava la scena a Bem.
—Diavolo! colonnello, gridai io, avete la vita tenace.
Egli non rispose, ma scaricò dʼuna mano un colpo di pistola a bruciapelo sulla mia testa, mentre con lʼaltra mi lasciò andare un fendente. Io ebbi il tempo di far impennare il mio cavallo, che ricevette il colpo di sciabola; la palla bruciò i miei capelli. Il mio cavallo non cadde. Lo lanciai allora sul colonnello. Come per tacito consenso, i soldati e gli uffiziali delle due parti fecero alto onde assistere a questo duello. Io attaccai alla mia volta, frugando con la sinistra nella sella per trarne una pistola. Il colonnello parò, indietreggiando: io lʼincalzavo sempre. Trovai finalmente la mia pistola. Lo mirai fra i due occhi. Cadde, e questa volta per non più rialzarsi. La battaglia passò sul suo corpo.