—So, disse Amelia con voce ferma, perchè mʼavete fatta chiamare. Che ordine volete darmi?

—Uno di questi due, rispose freddamente il principe: spazzate il mio palazzo dalla lordura che vi avete introdotta, o lasciatelo voi stessa.

—Gli antenati di quello che voi chiamate una lordura, rispose fieramente Amelia, erano conti, quando i nostri non erano ancora che semplici nobilucci. Il titolo di quei baroni data dal quinto secolo, il nostro dal sedicesimo. Essi lo tengono da Attila, e furono capi di bande guerriere; noi lo abbiamo dalla Casa dʼAustria per servigi resi ad uno straniero, ad un padrone. Ecco, per la lordura. Io lʼamo, ecco la mia ragione.

—Lo so, rispose il principe, senza uscire dalla sua calma tempestosa; ecco perchè vi ho posto un dilemma, e non vi ho scacciata semplicemente.

—Il dilemma diviene inutile, dappoichè io non sono qui nè in casa di mio padre, nè in casa mia. Ah! pel principe di Nyraczi, una contessa.... che cosa? una contessa Tichter non è una lordura.

—Dei rimproveri, ora? Sono io forse che ha fatto codesto matrimonio? Non fui forse messo nella necessità di non poterlo rifiutare?

—Io aveva sedici anni allora.

—E cosa bisognava che io mi facessi, signora, la situazione essendo divenuta inesorabile?

—Uccidermi.

Il principe piegò il capo, e riflesse. Poi soggiunse: